Archivio degli articoli con tag: Daniela Peruzzo

Nel mese di dicembre 2013 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le avventure del doppiatore Arturo Mela alle prese con il doppiaggio di film a luci rosse. Arturo è il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione del Cantiere e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini (di Osvaldo Amari) del reading del 22 dicembre, tenutosi durante la serata conclusiva del Culturino Mercatale 2013.

_MG_7532Da J. P. non scriveva solo stupide poesie d’amore di Gorilla 1

– E lei comincia a urlare “Prévert! Cet amour! Cet amour! Prévert!”
– Ma chi, lo spacciatore?
– Ma quale spacciatore, di che stai parlando? Il poeta!
– Ma che poeta, di che stai parlando?
– Allora te lo spiego un’altra volta, ogni volta che lei…

Viene a trovarsi sempre nella stessa situazione. Lei bellissima, seducente, pronta. E lui lì attonito, non riesce a spiccicare parola.
– Devi solo fare dei versi, Mela. Che ti prende?
Il direttore del doppiaggio stavolta è un tipo elegante. Del resto si tratta di porno francese, per forza deve essere raffinato.
– Tu leggi troppi romanzi d’amore –, gli dice dopo un po’, con un sospiro di comprensione.
– No, è che lei… – comincia Arturo, riprendendosi dallo stato catatonico. – Lei è diversa dalle altre. È una vera artista. O meglio, ha un’anima d’artista, non credi? Questa cosa della poesia poi…
– Eh la poesia, la poesia! Sapessi quanti ne ha tirati su… di soldi con questa storia. Ha creato un sottogenere, un gusto di nicchia –, continua quasi borbottando tra sé e sé. – E tutto solo perché ogni volta che…

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Da Di come Arturo si fece riconoscere da tutti di Massimo Eternauta

La Ultraphono occupava un palazzo di dieci piani, sotterranei compresi, grande quanto un isolato e per il momento lui non era andato oltre il piano terra. Prese l’ascensore e scese allo stesso piano dell’unica persona che era salita con lui e scelse la direzione opposta a quella presa da quest’unica persona che era salita con lui. La sinistra.
La sinistra la prese lui, non la persona che era salita con lui.
Alla prima porta aperta si infilò di profilo e chiese dove si trovassero gli studi di ripresa dei film porno – disse proprio porno – e che lui era un attore e che si era perso, però non gli rispose nessuno perché in quella stanza con la porta aperta non c’era nessuno.

_MG_7495Da La bella addormentata su Fosco di Patrizia Berlicchi

Arturo era seduto al tavolo del cucinino da un tempo indefinito, immobile davanti alla tazza della colazione piena di rum, la sigaretta accesa abbandonata sul posacenere e lo sguardo intento a contemplare “cose che voi umani…”. L’arrivo di Consuelo, di ritorno dal supermercato, lo distolse dai suoi tormentati pensieri.
– Tra un poco si cena; como te salta in mente de bere esta mierda?!
– Non mi scassare, Consuelo, e soprattutto non trattarmi come se avessi sei anni. Non ho fame stasera.
– Que pasa? Coraggio, lo so che hai combinato qualche casino.
– Ma di che casino vai blaterando?
Solo allora Consuelo si accorse della pila di fogli in fondo al tavolo, seminascosta da tabacco, cartine e accessori vari dedicati al vizio.
– Quello es el nostro proximo stipendio?
– Manco se m’ammazzano! Stavolta hanno passato il limite. Sono un professionista, io. Mi sono dimostrato all’altezza di qualsiasi ruolo: ho doppiato senza battere ciglio un acaro schifoso, un mago scemo, un morto, uno struzzo sfigato e persino un comodino, e l’ho fatto senza mai scompormi, con la serietà e la dedizione che mi contraddistinguono… questo lo sanno molto bene i signori della Fonourbis! E ora cosa fanno, per ringraziarmi?
Arturo afferrò la risma di fogli e la scaraventò per terra, proprio sulla grossa busta della spesa di Consuelo.
– Che cosa c’è che non va esta vez?
– C’è che La bella addormentata su Fosco non avrà la mia voce.

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Da Arturo Mela doppiatore di Maurizio Ponziani

“Mi sentirei più utile se facessi un numero di mimo alla radio… e poi tutta questa pornografia, più che liberazione sessuale, mi sembra l’altra faccia del moralismo perbenista. Quasi quasi, mando affanculo tutti e me ne vado. Sì sì, me ne vado a spasso. Mi spupazzo un bel gelato, e poi me ne vado in libreria. Ho proprio bisogno di leggere una bella storia d’amore.”
Invece restò. Lavorò. Doppiò. Guadagnò.
Di amore là non ce n’era. Si intristì e alienò.

_MG_7673Da Arturo Mela e bei porno andati di Davide Predosin

– Come sta?
– Meglio, ma è ancora sotto shock – risponde il medico scrutando con una pila le pupille di Arturo; pallido, gli occhi sbarrati rivolti al soffitto.
– Ma come è possibile? Un uomo adulto, anche se solo, deve pur aver visto… almeno una volta… con gli amici… – osserva il regista incredulo.
– Ah certo! Gli faccio da balia ormai da quasi dieci anni.  Ma è abituato, secondo me, alla pornografia degli anni ’80, vezzosa, manierista, barocca.
– Sembra informata – osserva il regista guardando più attentamente Consuelo.
– Be’ adesso ho una certa età… ma…
– Non dica così! Lei è giovane!
Arturo scatta come un cobra, afferra il regista per il collo e gli intima: – La smetta di insidiare la mia governante – quindi molla la presa e si stende di nuovo come se nulla fosse.

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Da Popeye, Popeye! di Marco Lipford

Dopo cinque minuti Arturo sudava ed era già visibilmente eccitato, ma non per quanto andava avanti sullo schermo. Nella solitudine di casa sua Arturo avrebbe certo seguito il film rapito, ma quella sera, lì in sala, era diverso: non avrebbe mai immaginato di quali urla repentine, di quali gemiti felini fosse capace Lisetta. La sentiva persino attraverso la cuffia! E lui, nella parte del datore di lavoro, trovava la situazione dir poco inebriante, un contrappasso al contrario: era un parziale risarcimento di tutte le volte che aveva dovuto pagarle il pranzo; o delle volte che lo umiliava davanti ai colleghi per un attacco sbagliato. Il direttore del doppiaggio a fine sessione si complimentò.
– Ottimo lavoro Mela, si vede che lei è un esperto in materia.
Al che Arturo rispose:
– Be’, l’arte amatoria in effetti tira fuori il meglio di me…
– Ma no, intendevo di filmini a luci rosse! – rettificò l’altro, e li salutò.
Negli occhi di Lisetta c’era uno stupore compiaciuto.
– Ma sei stato bravissimo! Dai, andiamo a mangiare una cosa, offro io.

_MG_7487Da Di come Arturo trovò un ottimo contratto e si rovinò la vita di Massimo Eternauta

Erano poche le cose che Arturo avrebbe scambiato con il piacere di stare rilassato sulla sua vecchia e comoda poltrona fumando un Montecristo Tubos n. 3, con il pensiero libero di vagare sul  prossimo lavoro e sulle opportunità che questo gli offriva.
Si trattava di un film pornografico di produzione indiana destinato al mercato occidentale, dato che sul mercato interno il produttore e tutti gli attori avrebbero rischiato la pena di morte solo a parlarne.
Graziani, il direttore del doppiaggio, gli aveva parlato di una produzione in grande stile dove non si era badato a spese.
– Pensi – gli aveva detto – ci sono perfino degli attori che non sono coinvolti nelle scene erotiche, un vero spreco di denaro. Lei interpreterà uno di questi, niente mugolii, dunque, ma vere e proprie frasi che fanno da collante a tutto lo svolgersi del racconto – e quasi non riuscisse a credere alle sue stesse parole aggiunse: – in questo film c’è addirittura una trama!
Poi, dato che ancora non era riuscito a suscitare l’entusiasmo di Arturo, di cui erano evidenti delusione e perplessità, il direttore aveva tirato fuori il suo asso nella manica.
– Questo film – gli disse – è finanziato, con fondi neri, dal ministero per la salute degli indiani all’estero. Come noterà gli interpreti sono tutti ipodotati.
– E questo cosa c’entra? – chiese Arturo in un guizzo d’interesse.

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Nel mese di ottobre 2013 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le prime avventure del doppiatore Arturo Mela, il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini del reading del 30 ottobre.

DSCN5002Da Arturo di Massimo Eternauta

Certo – si diceva Arturo – la sorte è stata veramente avara con me, eppure avrei i numeri per interpretare i personaggi più disparati.
Quando vedo certe sciacquette prendersi parti da protagoniste in capolavori della letteratura o quei zucchinoni tutti muscoli e niente cervello che vanno da un set a un altro,  mi viene una rabbia…
Cos’ha più di me quel tizio a cui è capitato di fare il protagonista in taxi driver? E quanta boria poi!
Per quelle quattro cazzate che ha detto: “Che dici a me?”, “Stai parlando con me?”
“Con quello la sorte è stata benigna” pensava Arturo roso dall’invidia. Un disoccupato mezzo matto che fa il tassista va via come il pane nel cinema d’autore.
Con me il destino è stato diverso. Non ricordo neanche più dell’ultima volta che ho calcato le scene.

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Da Silenzio! Parla Arturo di Alice

LE PARANOIE DELLA SECONDA DOMENICA DEL MESE, per ordine di arrivo sono: il puzzo di piscio, le carte consunte della briscola, l’ago della flebo sempre in bilico, l’infermiera strabica, i pavimenti in linoleum, la consistenza della mela cotta, il Figlio, il Padre.
Le azioni sono diventate un automatismo fine a se stesso: Arturo parcheggia la macchina il più vicino possibile all’ingresso, Arturo si avvicina alla reception e autografa il libro delle visite, Arturo aspetta Vittorio stravaccato sulla poltrona imbottita. Vittorio a quell’ora è alla seduta di fisioterapia e quando torna, la seconda domenica del mese, trova Arturo. Sempre. C’è un senso di sicurezza in quel ripetersi che ad Arturo, in fondo, non dispiace.
– Allora, ti hanno stiracchiato per bene di là in palestra? Ti vedo in forma Vitto’.
– Eh… – accenna lui.
Arturo recita il copione. Ogni seconda domenica del mese gli argomenti sono: 1. Fisioterapia, 2. Briscola, 3. Pranzo, 4. Le domandine, 5. il Commiato.

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Da BigBlue di Patrizio D’Amico

Sono giorni che Arturo, vagando per la città, vede bambini che mangiano con foga, riempiendosi la bocca e sporcandosi la faccia con quel liquido bluastro, il ripieno della BigBlue. Un concentrato di sorbitolo, mannitolo, sciroppo di maltitolo, aspartame, acesulfame k, residui di gusci di noci, conservanti, coagulanti, antiossidanti e coloranti di tutti i tipi che si insinuano nei corpicini di marmocchi e marmocchie ignari di quanto tutto quel godimento li farà stare male. Lo slogan della BigBlue, che ha ripetuto in studio fino allo sfinimento con tutte le tonalità richieste dal cliente, è: “BigBlue, tutti i gusti e uno in più!”. Un coccodrillo di peluche animato in computer grafica sfreccia su uno skateboard, raggiungendo la sua amata coccodrilla fucsia, che lo attende sui rollerblade, e mugugna soddisfatta appena lui si avvicina. Uno spot che va in onda nelle fasce orarie dei cartoni animati, a ripetizione, bombardando piccoli cervelli mallelabili, potenziali acquirenti. Arturo immagina orde di bimbi, come zombie abbindolati alla ricerca di carne umana, entrare nei bar e nei supermercati urlando: “BigBlue BigBlue!” Quella stessa mattina aveva persino sentito un barista che rispondeva al bambino urlante: “Eccolo, tutti i gusti e uno in più”.

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Da Prima del ciak di Daniela Peruzzo

– Ciao Arturo, abbiamo scritto una cosetta tutti insieme, vuoi ascoltarla?
Arturo fece un cenno di assenso, deglutendo un poco, senza farsi vedere.
Arturo Mela non era particolarmente bello, è vero, non era neanche particolarmente intelligente, occorre ammetterlo. Anzi forse era addirittura un po’ scemo. Ma era un gran pallonaro e per questo noi tutti lo amavamo.
– Che ne dici, Artu’? Ti piace?
– Bello, Gianni, sono commosso, magari di quel po’ scemo se ne potrebbe pure fare a meno, pensiamoci – fece Arturo mentre l’altro già s’era allontanato con espressione ispirata…
C’era pure Consuelo, in un angolo, un po’ commossa, riservata, silenziosa come Arturo non l’aveva vista mai.
– Adios, Arturo.
– Adios in spagnolo vuol dire arrivederci, vero Consuelo? Rispondi per favore, amica mia, non mi lasciare così, senza una parola. – Ma quella taceva, taceva e guardava in basso.
E poi c’era Elena, il suo ultimo, grande amore.

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Da Lisetta lo scoiattolo di Marco Lipford

Ma chérie! Mi sono permesso di portarti questa – disse Arturo una volta seduti al tavolo, e porse alla donna una rosa lillà. – Crescono nella siepe di una villa a due isolati da qui. L’ho rubata per te.
In effetti l’aveva rubata, sì, ma da un vaso vicino a una targa funeraria all’angolo della piazza. Lisetta non fece una piega. Prese la rosa e finse di annusarla. Lo fissò.
– E così sei qui per lo spot di Béstial? – domandò, e prese un sorso del suo vino bianco.
Ouuui! Per il profumo francese, le parfum pour homme! Sai, ho una certa esperienza ormai nel campo pubblicitario, ma non solo. E credo proprio di fare al caso della produzione.
Lisetta sgranò gli occhi e fece un ghigno. – Ah sì? Per chi hai lavorato? Racconta.
Arturo Mela, calato ormai nella parte si esibì in una serie di slogan storici, da “Centro Convenienza il preferito di Enza” a “Plantari contropiede, e l’odore non si vede”, passando per quello delle cucine Carloni a quello celebre delle Salse Agresti. E lì, sul bel viso di Lisetta si disegnò una nota stonata. – Bugiardo! – urlò. Arturo fu strappato al suo delirio.
– Le Salse Agresti lo ha fatto Mario Tedeschini Rolli, e lo so per certo perché è un mio grande amico.

DSCN4983Da Clic di Leonardo Battisti

Clic.
Il tavolo si rovescia di colpo e si liquefa sul pavimento trasformandosi in un mare cristallino. Sotto i suoi piedi una sabbia bianca bollente e, alzando gli occhi dagli alluci abbronzati, una strafiga mora e una bionda che gli sorridono con un sorriso che non è un sorriso, ma l’idea che Renzo Piano ha del sorriso. Approssimandosi, le due incantatrici di ormoni gli porgono rispettivamente una Pipperina e una Pipperina light. – Oddio, sì! – pensa Arturo, che però per l’eccitazione inconsapevolmente muove la mano sul mouse e…
Clic.
Il mare diventa una strada provinciale tortuosa ma larga, una di quelle che si vedono in Corsica o in costa azzurra, che salgono fino a paesi arroccati su colline erte e brulle famosi per qualche grand hotel o casinò dove ogni sera c’è una festa in piscina. Arturo sfreccia disegnando i tornanti nella sua Mini Maxima nera fiammante, largo in entrata, stretto a centro curva, dopo aver scalato la marcia e ripreso col destro il pedale dell’acceleratore. Accanto a sé c’è la mora di prima, con un tubino rosa e uno strettissimo calzoncino jeans talmente corto da lasciarle scoperti gli ultimi lembi, sodi e compressi, delle chiappe. Uno sguardo allo specchietto retrovisore e to’, la bionda è sul sedile di dietro che si riassetta il trucco senza minimamente accusare gli sbalzi delle curve. – Gesù, Giuseppe e Maria! – esclama dentro di sé Arturo che nel tentativo di azionare l’autoradio ripreme inavvertitamente il…
Clic.
È l’alba di colpo. Arturo si alza dal letto enorme. Accanto, ancora intorpidite dal sonno, dormono beate la mora e la bionda di prima.

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