Nel mese di marzo 2014 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le avventure del doppiatore Arturo Mela alle prese con il doppiaggio di documentari. Arturo è il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione del Cantiere e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini del reading del 26 marzo.

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Da Risveglio di Leonardo Battisti

Sono in viaggio sulla topolino di papà, che macchina la topolino, diceva, la migliore mai prodotta dalla fiat, diceva soprattutto per nascondere il fatto che non avevamo abbastanza soldi per cambiarla o che se anche ce li avevamo lui era troppo tirchio per cambiarla, quella vecchia carcassa arrugginita, ma ora è nuova fiammante e la sto guidando su una strada che pare degli anni sessanta, non tanto per come è la strada ma perché ci sono pochi pochissimi altri veicoli in giro, o forse sono gli anni trenta, quando sul suolo nazionale circolavano più o meno 200.000 automobili in tutto, civili e militari, su quaranta di milioni di abitanti, pazzesco, e già allora ci si lamentava del traffico, comunque adesso traffico non ce n’è e io vado spedito sulla topolino di papà, vado in montagna perché questa strada è sempre in salita e tortuosa e alle volte affacciandomi oltre il ciglio della carreggiata scorgo dei burroni mostruosi che mi mettono una paura fottuta tanto che temo a ogni tornante che mi risalga di colpo la malattia, sempre in agguato in qualche parte del corpo, nascosta dietro una vertebra o un rene che di colpo si fa caldo e poi svengo…

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Da Consapevolmente Snack di Marco Parlato

Non ha mai resistito alle noccioline ricoperte di cioccolato e glassa colorata. Da bambino più volte si era ingozzato fino a rigettare tutto sul pavimento, con inevitabile cazziatone della madre e divieto di mangiarne anche solo mezza in più. In seguito cominciò a comprarle di nascosto, contenendo la voracità.
Adesso osserva i confetti rossi in fondo alla bustina. Li ha scartati di proposito, triturando avidamente gli altri. Sta pensando alla cocciniglia. Com’è il nome scientifico? L’avrà ripetuto una decina di volte. Dactylopius coccus, ecco. Un bagarozzo piatto e largo, che sta tutto il tempo ammassato con gli altri, ricoperti dal tipico pulviscolo gelatinoso.
Rammenta le immagini delle brulicanti masse grigiastre.

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Da L’ingegno di Arturo di Patrizia Berlicchi

– Consuelo, sei bianca come un cencio: sei sicura di star bene? Che succede?
– Sono io che lo chiedo a te, Arturo, dal momento che hai il bagno invaso da quelle grosse bestie bavose; sono dappertutto, persino sulla specchiera. Ce n’è una proprio sopra il barattolo della mia crema por le mani; lo sai che no puedo trabajar senza!
– Ah, è vero, scusa, volevo dirtelo ma poi mi è passato di mente… Be’, mia cara, si tratta di un investimento grazie al quale, finalmente, potrò contare su un’entrata supplementare di una certa consistenza!
– Ma de che stai vaneggiando, por l’amor del cielo?!
– Se avessi visto l’ultimo documentario della serie Impara l’arte, per il quale, tra l’altro, ho ricevuto i complimenti di Graziani in persona, sapresti che l’elicicoltura è la nuova frontiera dell’imprenditoria zootecnica. È semplice e redditizia, in linea con le nuove tendenze alimentari e pure bio-sostenibile!
– L’eliciliché?
– Allevamento di lumache a ciclo biologico completo, querida, l’ultima moda dello slow food.

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Da Arturo e la scoperta dell’America di Massimo Eternauta

Consuelo, non sai cosa ho scoperto oggi, i Cherokee non sono dei gipponi ma una tribù di indiani! Ma non sono indiani indiani ma americani, anzi, si dice nativi americani. Consuelo, non sai che confusione. Se gli indiani già c’erano, gli indiani indiani intendo, perché pure questi si sono chiamati indiani? Graziani mi ha spiegato che quando Colombo ha scoperto l’America credeva di essere arrivato in India e per questo ha chiamato indiani quelli che ha trovato lì. E quelli pensavano che indiano fosse lui perché diceva in continuazione indiani, indiani e quindi, all’inizio, non è che si sono tanto capiti che poi se uno voleva andare in India ci poteva andare anche a piedi, in fondo, una volta che sei arrivato a Trieste si tratta di due passi e invece no, lui ci doveva arrivare per mare e dai a rompere le scatole a mezzo mondo per farsi prestare i soldi e tutti gli dicevano guarda che la Terra è piatta e lui diceva no, è tonda, no, è tonda e guarda l’uovo che poi questa storia dell’uovo mica l’ho capita bene cosa c’entra con la Terra che poi hanno scoperto che l’uovo era di gallina e mica di colombo.

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Da Victoria Stevens di Marco Lipford

Victoria Stevens era il cacciatore di rettili più famoso della tv. Nonostante il nome non proprio virile, Victoria era un uomo, chiamato così dall’omonima zona australiana. “Per simili ragioni nessuno si è mai sognato di mettere in dubbio la maschia autenticità di Indiana Jones!” pensava Arturo mentre stringeva la mano al suo nuovo idolo sulla pista d’atterraggio ai limiti dell’Outback. Era la prima volta che visitava l’Australia, e ritrovarsi ospite di quella leggenda lo eccitava assai. Tutto era cominciato quando aveva ottenuto il contratto di doppiaggio degli episodi della serie documentaristica Animal harrassing, in cui Victoria Stevens se ne andava su e giù per il globo a stanare bestie feroci e a domarle per il pubblico a casa. Arturo si era infatuato di quei documentari, e prestare la voce al grande Victoria non gli pareva vero. Era poi particolarmente soddisfatto di essere vestito esattamente come lui, cioè con mimetica su calzoni corti e anfibi corazzati, gilet multi-tasca e cappellaccio pitonato. Ciliegina sulla torta, arrotolata alla cinta di cuoio pendeva una frusta identica. “Sembriamo gemelli,” pensò orgoglioso mentre saliva sul Cessna privato che li avrebbe portati sul luogo delle riprese.

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Da Demetra di Carlo Sperduti

L’arturo è un animela che cambia spesso posizione nel sonno. Ha anche l’abitudine di mutare abitudini molto frequentemente, cosicché è impossibile sorprenderlo negli stessi comportamenti per più di un mese. A volte si tratta di una settimana. Altre volte del capriccio di un’ora.
Entriamo perciò nella sua stanza da letto, oggi, con la consapevolezza di osservare uno dei tanti arturi possibili.
Sono le sei e mezza del mattino. Da qualche giorno l’arturo si sveglia a quest’ora e discende a quattro zampe dal suo confuso giaciglio, sbadigliando, stiracchiandosi e affilandosi le unghie sulla poltrona di vimini.
Facendo attenzione a non interferire con le sue attività mattutine, seguiamo l’arturo fino alla porta di casa, dove un’imponente consuelo lo attende, a peli ritti, sbarrandogli il passo in segno di sfida. È un magnifico esemplare. Ammiriamo, alla dovuta distanza, la lotta dell’arturo per la conquista della libertà. Brandelli di pelle si spandono nell’aere misti a sangue che imbratta le pareti – quella che noi chiamiamo crudeltà è normale amministrazione della natura – ma alla fine, con balzo felino, l’arturo artiglia il pomello e lo ruota, scalciando sulla consuelo acculata che lo tira per le zampe posteriori e che infine molla la presa. L’arturo sgattaiola via schiantando il portone sui cardini e sentendosi affibbiare alle spalle attributi di perversione.

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