Archivio degli articoli con tag: Patrizio D’Amico

Nel mese di aprile 2014 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le avventure del doppiatore Arturo Mela alle prese con il doppiaggio di film d’azione. Arturo è il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione del Cantiere e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini del reading del 30 aprile.

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Da Hard Boiled di Massimo Eternauta

Arturo era stato vittima di un cugino argentino di Consuelo detto Belsorriso: spartano ma economico, gli aveva detto consigliandogli il dentista su sua malaugurata richiesta. Arturo non sapeva mai quando stare zitto e non era la prima volta che cadeva nelle trappole di qualche parente di Consuelo, che poi quanti fossero questi parenti, Arturo, se lo chiedeva ogni volta che gliene veniva presentato uno.
– Si può sapere come ha fatto a ridursi i molari in questo modo? – disse il dentista continuando a imperversare con lo specillo nella bocca di un Arturo estremamente pentito.
– Oo apevto elle vottiglie di vivva.
– Ha aperto delle bottiglie di birra con i denti… che lavoro fa, il pagliaccio? – infierì il dentista.
– O, fassio il voppiatove – disse Arturo e cominciò a spiegare – senza sapere neanche lui il perché, forse per superare la paura che quel tipo gli incuteva – che, per una sua particolare predisposizione, gli capitava di immedesimarsi nel soggetto a cui prestava la voce e che il suo ultimo lavoro prevedeva il doppiaggio di un vero duro che tra una sparatoria e l’altra amava far colpo sulle donne stappando bottiglie di birra con i denti.
– Lei è un vero coglione, sa?

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Da Il traslocatore di Alice

– Signor Mela si accomodi, non si tolga il cappotto perché abbiamo poco tempo, sarò conciso nel contenuto e scorrevole nella narrazione, non si preoccupi, so che si è preparato la battuta da provare, so che è conscio dell’opportunità che le si pone innanzi, pochi secondi mi basteranno per pesarla. Lei, non la battuta. Le faccio solo un inciso, perché ho bisogno che prenda confidenza con il mio Pavel Balan, ho bisogno di due dei dieci minuti concessigli per l’audizione – so che un professionista come lei non se ne rammaricherà– per imbastirle un preambolo che le chiarificherà la carica empatica delle battute che andrà a pronunziare. Bene, l’inquadratura 0.1 spazierà di circa 150° su una montagna dalle curve morbide, un prato primaverile declinerà tra massi chiari, arbusti bassi e placide vacche al pascolo. Sta visualizzando? – lo desta il Maestro.
– Sì, certo, la seguo, continui, siamo alle vacche grasse, forse dovremmo stringere sulla figura del traslocatore, sa, il tempo è poco… – risponde esitante il Mela.
– Placide vacche, prego, si ricordi che la relazione che s’instaura tra l’aggettivo e il sostantivo è sacra.

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Da Pomodori ciliegino di Patrizio D’Amico

Così Arturo è al tavolino del bar a mangiare una coppetta di gelato, è lì con la busta del negozio di alimentari che contiene un cartoccio con dentro i pomodori ciliegino per Consuelo. – Comprali maturi, ma non mosci – gli aveva detto al telefono. È al tavolino del bar ed è quasi arrivato alla panna sotto, perché Arturo prende sempre doppia panna, ed ecco che la avverte. Una vibrazione, dapprima leggera poi sempre più potente, sussultoria, fa saltellare le decorazioni in cartongesso del centro commerciale, e poi i tavolini del bar, e i lampadari e infine le persone. Le scale mobili si piegano e sembrano come cedere, simili alla proboscide di un elefante che la rilascia stanco. Le urla delle persone si avvertono appena, sovrastante dal bum bum bum della vibrazione che non sembra voler smettere, anzi aumenta. Arturo afferra la bustina del negozio di alimentari e subito si ripara sotto il tavolino, poi un’occhiata rapida gli fa individuare un luogo più sicuro, alla sua destra, la porta delle scale antincendio. Cammina acquattato riparandosi con la mano libera da pezzi di vetro e muro che gli crollano intorno. Urta violentemente un signore con il bastone che rovina a terra, mentre lui tiene sempre più salda la bustina e si affretta alla porta d’emergenza. Un terremoto, o un attacco terroristico, o un attacco alieno, oppure un’invasione di giganti, qualsiasi cosa sia non smette di scuotere violentemente il centro commerciale e la città e forse l’intero pianeta lì fuori.

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Da Nicky il duro di Patrizia Berlicchi

– Silvie’, sei proprio sicura?
– Lo sai, Arturo, le voci di corridoio qui sono notizie ufficiali. Fidati: la parte è di Pizzuti.
– Ma è assurdo! Scusa, ti pare giusto che un ruolo come quello di Nicky Branda sia assegnato a quel celenterato di Pizzuti!
– Be’, a quanto pare il celenterato è nelle grazie della Ricci. Si vocifera che sia stato amore a prima vista.
– E certo! Infatti si assomigliano. Sembrano usciti dallo stesso collegio svizzero: amabili come un surgelato scaduto. Roba da matti!
– In effetti si prendono molto: quando lei ha scoperto che sono compaesani, poi, si è illuminata. Pare che abbia capitolato definitivamente quando lui l’ha invitata a fare trekking, lo scorso fine settimana. Bisogna ammetterlo, il celenterato ci ha saputo fare: lei si è appena trasferita e non conosce nessuno, così il buon Pizzuti coglie la palla al balzo e la conquista con la scarpinata in montagna.

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Da Lotta contro il tempo di Marco Lipford

La bomba nascosta sotto il banco del mixer era dotata di un timer interno: non sarebbe arrivata al mattino. “Non posso permetterlo,” pensava Arturo, che dal parapetto del secondo piano sgusciò nell’oscurità degli studi abbandonati per la notte. Purtroppo non era riuscito a passare inosservato: le sirene si avvicinavano. Sapeva che stavano venendo a cercare lui. Quel passo falso mentre scavalcava il cancello esterno era stato fatale: non solo stava per rimetterci una gamba, ma il rumore aveva attratto l’attenzione di Abdul, il custode, che aveva chiamato la polizia. Ora Arturo doveva fare ancora più in fretta: la bomba non lo avrebbe atteso per sempre. Se Abdul ci fosse arrivato prima di lui sarebbe stata la fine. Doveva aver capito tutto, il traditore!

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Da La felicità di Mr. Pills di Davide Predosin

Insomma, Consuelo, questo tizio del New Jersey si mette sotto la doccia ma l’acqua è ghiacciata. Esce in accappatoio per alzare la pressione della caldaia e, quando rientra, l’acqua è calda ma il telefono della doccia è esploso perché, nella zona in cui vive, c’è un tasso altissimo di calcare e i fori otturati hanno aumentato la pressione facendo esplodere la cipolla. Il ragazzo, anzi il ragazzone, bestemmia, “non è possibile”, dice, “che ogni due mesi mi esploda la cipolla del telefono della doccia”. Quindi, sempre continuando a bestemmiare, svita la cipolla, si mette sotto l’acqua che fuoriesce direttamente dal tubo e scopre che può ancora regolare l’alloggiamento del telefono dirigendo il potente getto sui propri doloranti muscoli cervicali. Mentre si rilassa e lenisce i dolori cervicali grazie a questa fortuita evenienza, ripensa alle bestemmie appena pronunciate, chiede perdono al suo dio e promette a se stesso di ricordare che spesso “non tutto il male viene per nuocere; che la felicità, a volte, è dietro l’angolo”. Purtroppo, improvvisamente, l’acqua torna ghiacciata e i muscoli cervicali subiscono uno shock termico tale da bloccarsi in un ancora più doloroso torcicollo. Immobilizzato ma deciso a tener fede ai propri propositi, Mr. Pills esce dalla doccia, si asciuga, si veste e saluta la moglie che gli chiede preoccupata se non sia il caso di farsi accompagnare visto l’evidente torcicollo. Lui non risponde nemmeno e si immette nel traffico contando di recuperare il cospicuo ritardo accumulato, effettuando sorpassi su carreggiate a doppia linea continua pronto a raggiungere il ferry boat anche nel caso fosse già partito dal molo di Cape May County, New Jersey.

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Nel mese di febbraio 2014 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le avventure del doppiatore Arturo Mela alle prese con il doppiaggio di fiction e telenovelas. Arturo è il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione del Cantiere e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini (di Osvaldo Amari) del reading del 26 febbraio.

_MG_7828Da Su Rosendo non si può di Patrizia Berlicchi

– Dime che è uno dei tuoi scherzi estupidi Arturo, che oltretutto non me divertono per niente!
– Consuelo, è lavoro, lo capisci? Si tratta della mia, anzi, della nostra sopravvivenza: cose di nessun conto come l’affitto, la spesa , il tuo salario…
– Il mio cosa?!
– Vabbè, hai capito perfettamente…
– Oh, sì che ho capito! Hai la faccia tosta di dare la tua voz melensa a Rosendo Garcia, el protagonista assoluto de Paradiso mexicano! Ma come hai potuto farme questo?
– Consuelo, non ti permetto di offendermi così: sono un professionista io, e anche molto apprezzato!
– Ma fammi il piacere! Es como profanar un altare! Seguo Paradiso mexicano da quando ero una niña; Rosendo es el mio eroe: forte, impavido, bello como un dio greco, e ora vuoi che io me rassegni all’idea che abbia la tua voce? Sarai pure un professionista, ma el tuo talento es più che valorizado con i pannoloni Superlady, che invece hai schifato, lo scorso mese. Si capisce: il nostro professionista non può abasarse a doppiare una mutanda asciutta e soddisfatta, lui deve misurarse con il mio attore preferito!

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Da I Garcia Torres di Alice

E che cazzo, Arturo, sei un vecchio solo che si accompagna ad amicizie occasionali per far scendere meglio il rhum tra chiacchiere sterili. Sei uno sfigato di mezza età che vive con una donna che viene pagata per vivere con te. Ma che poi, mezza età? Che definizione di merda. Che poi la gente verso i cinquanta si crede davvero di essere al giro di boa che sta perfettamente a metà tra nascita e morte? Cioè, ci basiamo su una media aritmetica per definire una fascia di età? E dove li mettiamo i pesi a ponderarla? Tipo se uno fa uso di droghe portoricane da anni, se uno viene giornalmente annientato nella propria autostima da doppiaggi di televendite di cose inutili che manco uno riconosce a che cosa servono quando il tizio le tiene in mano e si sbraccia per descriverle? Ecco, siamo una società di mezze seghe, di mezza età con mezze relazioni qua è là.

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Da Di come Graziani aiutò Arturo a superare le sue superstizioni di Massimo Eternauta

– Arturo, sto per darti una grande notizia, una parte importante per la quale occorrerebbero capacità istrioniche. Non sono sicuro se di te mi posso fidare ma per questa vota fidiamoci.
Graziani era un fanatico di Febbre da cavallo e ne ripeteva le battute quasi a ogni sua frase in un vero e proprio tormentone. D’altronde, affermava, non esisteva una sola situazione nella vita che non si sarebbe potuta commentare prendendo a prestito una frase da quel film.
Ora doveva convincere Arturo a doppiare Bridge: l’assoluto protagonista della più celebre soap opera di tutti i tempi, la telenovela che da trentacinque anni stracciava tutti gli indici di ascolto in ogni angolo del pianeta.
Detto così, a una persona estranea al mondo del doppiaggio, potrebbe sembrare strano dover convincere qualcuno a prestare la propria voce a un personaggio tanto importante e longevo, fatto sta – tra i doppiatori era universalmente risaputo – Bridge portava sfiga.
Erano almeno duecento, a ogni latitudine, le voci che si erano succedute a causa di morti che definire naturali sarebbe mistificazione. Per esempio l’ultimo doppiatore italiano di Bridge era stato strangolato da una piovra nel centro di Parigi e si potevano annoverare, per gli altri, strani incidenti aerei, trombe d’aria, bombole del gas et similia. Per farla breve, nell’ambiente dei doppiatori, quando si nominava Bridge tutti si toccavano, platealmente. Anche le donne.
– Bridge! Arturo! Il personaggio più famoso al mondo! Mi dovrai ringraziare – disse Graziani come se fosse lui il primo a doversene convincere.
– Il suo doppiatore storico è andato in pensione…
– È morto – lo interruppe Arturo.

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Da Danke mutti di Anna Chiara Maccari

– Sai, la morte si supera. Voglio dire, non la tua, quella degli altri. Quando morì tuo padre tutte le mie amiche vedove mi dicevano di non angustiarmi. Dicevano che la scomparsa di un marito è come una grande botta al gomito, fa tanto male da piangere ma poi passa subito!
– Tuo figlio è morto.
– Non dire cosí… – apre e chiude freneticamente le ante degli armadi – a tutto c’è rimedio, col computer si fa tutto, magari trovano il modo di farti resuscitare usando vecchie immagini, potrebbero scoprire che hai un gemello eterozigota in Brasile con la stessa voce. Oppure ricorrere al vecchio trucco. Hai capito quale? Il personaggio ha un terribile incidente stradale e lo sottopongono a una chirurgia plastica che gli cambia i connotati. E lì voilà! Lo sostituiscono con un altro attore. L’hanno fatto anche a Beautiful 10 anni fa. Funziona, c’è il precedente!

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Da Cuore di Fuoco di Patrizio D’Amico

Così accadde, in maniera molto naturale, che Arturo si innamorò. Saliva le scale della metro, evitando come sempre quelle mobili perché troppo affollate. Nella direzione opposta scendeva immobile, perché in piedi sulle scale mobili, una donna che ad Arturo tolse il fiato. Occhi azzurri profondi volto roseo circondato da capelli rosso fuoco. Arturo si voltò di colpo e cominciò a scendere le scale che prima saliva, la raggiunse, le parlò. Fu tutto naturale. Nel giro di dieci minuti era innamorato, e aveva le frasi giuste da sussurrarle all’orecchio.
– Arturo.
– Che c’è, Consuelo?
– Arturo, ma mira bene la giovane. Es un…
– Uno splendore, non trovi anche tu Consuelo?
– In verdad es un…
– Un fiore raro, in un campo di inutili margherite.

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Da Action Viragos di Davide Predosin

– Sono pazza del suo scarno torace, ingegner Silloge, ma soprattutto delle sue mani: quadrate e vivaci come grossi francobolli francesi. 
– Florencia Livida…
– No Ingegnere, se vuole mantenere le distanze, perché teme un legame che, è sicuro, la soffocherebbe, la prego di non trascurare il mio matronimico. Foss’anche solo per dirmi, “Florencia Livida Aalinova, se ne esca all’istante dal mio stambugio e non vi faccia mai più ritorno”.
– Non sia così drammatica! I nostri sono pur sempre i migliori amplessi dai tempi di Gigi Rizzi e Ted Kennedy… non le permetterò di guastarci la festa.

Ma è terribile! – sbotta Consuelo scandalizzata, ridendo.
Devo memorizzarlo, Consuelo, fammi la Aalinova ancora dieci minuti.
Dame el copione. Com’è? Bella, esta Aalinova?
– Un tipo fa Arturo indicando la copertina di un giornale scandalistico in cui una donna di due metri con i capelli ricci posa tra le braccia di Scotty Pippen, glorioso difensore dei Chicago Bulls.

Nel mese di ottobre 2013 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le prime avventure del doppiatore Arturo Mela, il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini del reading del 30 ottobre.

DSCN5002Da Arturo di Massimo Eternauta

Certo – si diceva Arturo – la sorte è stata veramente avara con me, eppure avrei i numeri per interpretare i personaggi più disparati.
Quando vedo certe sciacquette prendersi parti da protagoniste in capolavori della letteratura o quei zucchinoni tutti muscoli e niente cervello che vanno da un set a un altro,  mi viene una rabbia…
Cos’ha più di me quel tizio a cui è capitato di fare il protagonista in taxi driver? E quanta boria poi!
Per quelle quattro cazzate che ha detto: “Che dici a me?”, “Stai parlando con me?”
“Con quello la sorte è stata benigna” pensava Arturo roso dall’invidia. Un disoccupato mezzo matto che fa il tassista va via come il pane nel cinema d’autore.
Con me il destino è stato diverso. Non ricordo neanche più dell’ultima volta che ho calcato le scene.

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Da Silenzio! Parla Arturo di Alice

LE PARANOIE DELLA SECONDA DOMENICA DEL MESE, per ordine di arrivo sono: il puzzo di piscio, le carte consunte della briscola, l’ago della flebo sempre in bilico, l’infermiera strabica, i pavimenti in linoleum, la consistenza della mela cotta, il Figlio, il Padre.
Le azioni sono diventate un automatismo fine a se stesso: Arturo parcheggia la macchina il più vicino possibile all’ingresso, Arturo si avvicina alla reception e autografa il libro delle visite, Arturo aspetta Vittorio stravaccato sulla poltrona imbottita. Vittorio a quell’ora è alla seduta di fisioterapia e quando torna, la seconda domenica del mese, trova Arturo. Sempre. C’è un senso di sicurezza in quel ripetersi che ad Arturo, in fondo, non dispiace.
– Allora, ti hanno stiracchiato per bene di là in palestra? Ti vedo in forma Vitto’.
– Eh… – accenna lui.
Arturo recita il copione. Ogni seconda domenica del mese gli argomenti sono: 1. Fisioterapia, 2. Briscola, 3. Pranzo, 4. Le domandine, 5. il Commiato.

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Da BigBlue di Patrizio D’Amico

Sono giorni che Arturo, vagando per la città, vede bambini che mangiano con foga, riempiendosi la bocca e sporcandosi la faccia con quel liquido bluastro, il ripieno della BigBlue. Un concentrato di sorbitolo, mannitolo, sciroppo di maltitolo, aspartame, acesulfame k, residui di gusci di noci, conservanti, coagulanti, antiossidanti e coloranti di tutti i tipi che si insinuano nei corpicini di marmocchi e marmocchie ignari di quanto tutto quel godimento li farà stare male. Lo slogan della BigBlue, che ha ripetuto in studio fino allo sfinimento con tutte le tonalità richieste dal cliente, è: “BigBlue, tutti i gusti e uno in più!”. Un coccodrillo di peluche animato in computer grafica sfreccia su uno skateboard, raggiungendo la sua amata coccodrilla fucsia, che lo attende sui rollerblade, e mugugna soddisfatta appena lui si avvicina. Uno spot che va in onda nelle fasce orarie dei cartoni animati, a ripetizione, bombardando piccoli cervelli mallelabili, potenziali acquirenti. Arturo immagina orde di bimbi, come zombie abbindolati alla ricerca di carne umana, entrare nei bar e nei supermercati urlando: “BigBlue BigBlue!” Quella stessa mattina aveva persino sentito un barista che rispondeva al bambino urlante: “Eccolo, tutti i gusti e uno in più”.

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Da Prima del ciak di Daniela Peruzzo

– Ciao Arturo, abbiamo scritto una cosetta tutti insieme, vuoi ascoltarla?
Arturo fece un cenno di assenso, deglutendo un poco, senza farsi vedere.
Arturo Mela non era particolarmente bello, è vero, non era neanche particolarmente intelligente, occorre ammetterlo. Anzi forse era addirittura un po’ scemo. Ma era un gran pallonaro e per questo noi tutti lo amavamo.
– Che ne dici, Artu’? Ti piace?
– Bello, Gianni, sono commosso, magari di quel po’ scemo se ne potrebbe pure fare a meno, pensiamoci – fece Arturo mentre l’altro già s’era allontanato con espressione ispirata…
C’era pure Consuelo, in un angolo, un po’ commossa, riservata, silenziosa come Arturo non l’aveva vista mai.
– Adios, Arturo.
– Adios in spagnolo vuol dire arrivederci, vero Consuelo? Rispondi per favore, amica mia, non mi lasciare così, senza una parola. – Ma quella taceva, taceva e guardava in basso.
E poi c’era Elena, il suo ultimo, grande amore.

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Da Lisetta lo scoiattolo di Marco Lipford

Ma chérie! Mi sono permesso di portarti questa – disse Arturo una volta seduti al tavolo, e porse alla donna una rosa lillà. – Crescono nella siepe di una villa a due isolati da qui. L’ho rubata per te.
In effetti l’aveva rubata, sì, ma da un vaso vicino a una targa funeraria all’angolo della piazza. Lisetta non fece una piega. Prese la rosa e finse di annusarla. Lo fissò.
– E così sei qui per lo spot di Béstial? – domandò, e prese un sorso del suo vino bianco.
Ouuui! Per il profumo francese, le parfum pour homme! Sai, ho una certa esperienza ormai nel campo pubblicitario, ma non solo. E credo proprio di fare al caso della produzione.
Lisetta sgranò gli occhi e fece un ghigno. – Ah sì? Per chi hai lavorato? Racconta.
Arturo Mela, calato ormai nella parte si esibì in una serie di slogan storici, da “Centro Convenienza il preferito di Enza” a “Plantari contropiede, e l’odore non si vede”, passando per quello delle cucine Carloni a quello celebre delle Salse Agresti. E lì, sul bel viso di Lisetta si disegnò una nota stonata. – Bugiardo! – urlò. Arturo fu strappato al suo delirio.
– Le Salse Agresti lo ha fatto Mario Tedeschini Rolli, e lo so per certo perché è un mio grande amico.

DSCN4983Da Clic di Leonardo Battisti

Clic.
Il tavolo si rovescia di colpo e si liquefa sul pavimento trasformandosi in un mare cristallino. Sotto i suoi piedi una sabbia bianca bollente e, alzando gli occhi dagli alluci abbronzati, una strafiga mora e una bionda che gli sorridono con un sorriso che non è un sorriso, ma l’idea che Renzo Piano ha del sorriso. Approssimandosi, le due incantatrici di ormoni gli porgono rispettivamente una Pipperina e una Pipperina light. – Oddio, sì! – pensa Arturo, che però per l’eccitazione inconsapevolmente muove la mano sul mouse e…
Clic.
Il mare diventa una strada provinciale tortuosa ma larga, una di quelle che si vedono in Corsica o in costa azzurra, che salgono fino a paesi arroccati su colline erte e brulle famosi per qualche grand hotel o casinò dove ogni sera c’è una festa in piscina. Arturo sfreccia disegnando i tornanti nella sua Mini Maxima nera fiammante, largo in entrata, stretto a centro curva, dopo aver scalato la marcia e ripreso col destro il pedale dell’acceleratore. Accanto a sé c’è la mora di prima, con un tubino rosa e uno strettissimo calzoncino jeans talmente corto da lasciarle scoperti gli ultimi lembi, sodi e compressi, delle chiappe. Uno sguardo allo specchietto retrovisore e to’, la bionda è sul sedile di dietro che si riassetta il trucco senza minimamente accusare gli sbalzi delle curve. – Gesù, Giuseppe e Maria! – esclama dentro di sé Arturo che nel tentativo di azionare l’autoradio ripreme inavvertitamente il…
Clic.
È l’alba di colpo. Arturo si alza dal letto enorme. Accanto, ancora intorpidite dal sonno, dormono beate la mora e la bionda di prima.

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