Archivi per la categoria: reading maggio 2013

di Gorilla 1

Gentile Autore,
la presente a informarla dei raggiunti limiti di pazienza della sottoscritta. Più volte, nel corso del nostro intenso scambio informatico-epistolare, ho avuto modo di metterla in guardia circa certi suoi atteggiamenti nient’affatto consoni alla figura di intellettuale che lei ambisce a incarnare, e in definitiva sgradevoli ove non addirittura allarmanti. La invito pertanto, nuovamente e fermamente, a riesaminare il percorso che ci ha portati a questo punto, o si dovrebbe piuttosto parlare di escalation, ma come lei ben sa non mi si addicono né la tendenza alla drammatizzazione né l’uso ingiustificato di lemmi importati da altre lingue.
Ma procediamo per ordine, cosa che ritengo lei saprà apprezzare, alla luce dei suoi comprovati disturbi ossessivo-compulsivi.

Flashback: sei mesi prima. Ovvero stalker bianco in D4

Cara Editrice,
mi permetto di darti del tu perché ho visto il sito, ed è come se ti conoscessi da sempre. Dall’impostazione grafica alle scelte editoriali, tutto mi fa pensare che questa sia la casa editrice giusta per me.
Non so descriverti l’emozione che ho provato leggendo la tua dichiarazione d’intenti, così brillante e rivoluzionaria rispetto al triste panorama editoriale che ci circonda. Mi sono commosso un po’, ho sorriso tra me e me, e ancora mi sono commosso. Giunto alla fine di questo tunnel d’emozioni, mi sono deciso a scriverti.
Non voglio apparire presuntuoso o indisponente, ma sono sicuro che siamo fatti l’uno per l’altra. Che altro dire?
Ti allego il mio manoscritto, intrecciando al robusto filo di ammirazione che ormai mi lega a te un più sottile (ma tenace) filo di speranza, fiducioso che anche tu, leggendomi, riconosca in me uno spirito affine.
Aspetto tue notizie, e intanto ti ringrazio.
L’Autore

Caro Autore,
ti ringrazio delle belle parole. Leggeremo con piacere il tuo manoscritto. I tempi di risposta sono di 5-6 mesi. A presto.
L’Editrice

Salto temporale: tre mesi dopo. Ovvero di come lo stalker non sempre rivela la sua natura di primo acchito.

Cara Editrice, ti prego di non odiarmi, ma non posso trattenermi dal chiederti se hai cominciato a leggere il mio manoscritto. Sono già tre mesi (ma forse tu dirai “sono appena tre mesi”) che te l’ho inviato, riponendo tutte le mie speranze nelle tue mani, o nei tuoi occhi, per così dire. Non voglio stressarti, so che hai molti impegni, ma in fondo non chiedo tanto, mi basterebbe sapere se almeno hai avuto modo di dare un’occhiata alla sinossi. Ti ringrazio, e mi scuso per l’eventuale invadenza.
L’Autore

Caro Autore,
purtroppo come ben sai i tempi di valutazione sono lunghi, e non certo per mia volontà. Fosse per me archivierei fior fior di opere inedite al primo apostrofo fuori posto, ma esiste quella cosa chiamata “beneficio del dubbio”. CANCELLA. RICOMINCIA:
Caro Autore,
purtroppo come ben sai i tempi di valutazione sono lunghi, e non certo per mia volontà. Cercherò tuttavia di darti una risposta il prima possibile, anche perché apprezzo molto l’impegno, pur non richiesto, che stai mettendo nel farci pubblicità tramite il tuo blog, il tuo forum, la tua pagina facebook e chissà quali altri mezzucci a me ignoti. A risentirci presto, dunque!
L’Editrice

Re: Grazie mille! Che gioia sapere che hai notato i miei miserabili tentativi di esserti d’aiuto! A PRESTISSIMO!
L’Autore

Saltello temporale: due settimane dopo. Ovvero di come lo stalker realizzò l’invio di 319 mail nell’arco di 38 giorni. Un estratto:

Autore: Conosci questa libreria? Link — Editrice: Grazie, li contatterò.
A: Hai letto questo articolo? Link — E: Grazie, lo leggerò.
A: Conosci questo blog? Link — E: Sembra interessante, grazie.
A: Parteciperete a questa fiera? Link — E: Vedremo.
A: Pensi che dovrei partecipare a questo concorso letterario? Link — E: Perché no?
A: Visto che temporale oggi? Link — E: Qua c’è il sole.
A: Ti piace il mio nuovo sito? Link — E: Molto carino.
A: Ho scritto un racconto storico ambientato in Azerbaigian, te lo allego. — E: Grazie, lo leggerò al più presto.

Fine del flashback.

“E poi più niente, più nulla. Che razza di scrittore stalker è questo, che si arrende alla trecentodiciannovesima mail?” mi sono detta, tentando invano di trovare una risposta, o quantomeno di farmene una ragione.
Poi però successe quel fattaccio e allora…

Di nuovo flashback: tre settimane fa. Ovvero di come un’innocente sollecitudine fu causa di maggior danno.

Caro Autore, è un po’ che non ti fai sentire. Come va?
Spero tu non te la sia presa per quello sciocco raccontino che mi sono trovata a scrivere sugli autori stalker. Non che io ti ritenga un autore stalker! O ritenga che tu ti ritenga – o debba ritenerti – un autore stalker! Solo che a volte si verificano di questi equivoci, e io sento l’urgenza di chiarire ogni possibile fraintendimento. Che poi io nemmeno lo volevo scrivere, ma ho dovuto farlo per compiacere un sedicente autore emergente che ha una specie di laboratorio di scrittura, solo che lui lo chiama cantiere. Tutti hanno i laboratori e lui no, lui il cantiere! Almeno “laboratorio” ti dà l’impressione di qualcosa di professionale, pulito, asettico, invece il cantiere già puzza di sozzeria. Ma vabbè, purtroppo in questo mondo precario e stralunato dell’editoria i peggiori soggetti hanno voce in capitolo. E insomma, per accontentare lui che, ti giuro, mi ha implorato di partecipare al suo progetto, alla fine mi sono ritrovata a scrivere l’orrido raccontino, ignara dello scandalo che avrebbe suscitato e delle successive ritorsioni che avrei subito per il solo fatto di aver appena appena ironizzato su un habit abbastanza comune, ovvero quello di stalkerare gli editori. Temo di aver involontariamente toccato un nervo scoperto della nostra società contemporanea. Tuttavia non era mia intenzione urtare la sensibilità di alcuno, e soprattutto non la tua. Ma sono certa che questo accidente non si sia verificato in realtà, e che le mie siano solo vane preoccupazioni, confidando nella tua intelligenza, nel tuo spiccato sense of humor e nella tua indole cortese.
Spero di avere presto tue notizie.
L’Editrice

Cara Editrice,
sono stato molto felice di ricevere la tua mail. Non ti nascondo che il raccontino sugli autori stalker mi ha, in un primo momento, lasciato perplesso. Temevo di averti importunato con le mie mail, nonostante continuassi a ripetermi che mai avevo ricevuto segnali in tal senso. Che sciocco sono stato ahahah! Tipico degli autori egocentrici sentirsi chiamati in causa anche quando non si sta parlando di loro! Ahahah! La prossima volta dovresti scrivere un raccontino sugli autori egocentrici, ma magari in un luogo più rispettabile del “cantiere” di quel sedicente autore emergente (e quindi egocentrico).
Adesso ti devo salutare, sono a cena da mia madre e diventa isterica se faccio tardi. Ma ti riscriverò presto, ho delle grosse novità letterarie.
L’Autore

Re: Bene! Che bella notizia. A presto allora, e salutami tanto la tua mamma.
L’Editrice

Fine del flashback e, mi illudevo, anche fine del riprovevole malinteso.

Sembrava che tutto fosse tornato alla normalità. Ma la ruota del fato gira inesorabile…

Ultimo flashback: due settimane fa. Ovvero di come l’editrice totalizzò l’invio di 416 mail in due settimane. Un breve estratto:

Editrice: Ho visto che ti stai facendo molte amicizie su facebook tra gli editori. Sono quasi gelosa eheheh!
Autore: Ma figurati! È giusto per studiare il nemico.
E: È curioso, ma ho l’impressione che commenti più spesso i post di quell’altro editore anziché i nostri! Eheheh!
A: Ahahah!
E: Ho letto il tuo racconto su quella rivista letteraria online. Come mai non me l’avevi ancora mandato?
A: Eh, mi sarà sfuggito. Rimedio subito. Ahahah!
E: Davvero hai messo like sulla foto di quella copertina?!?!?
A: Non è male, anche se non è il mio genere, certo.
E: Tua madre dice che è preoccupata per te. Che parli solo di distribuzione, promozione, reading, marketing, self-publishing o etero-publishing, etc. Insomma, non ti capisce più. Forse le tue assidue frequentazioni di blog e siti letterari ti stanno confondendo le idee? Troppi input, probabilmente, e magari anche qualche offerta allettante. Io ti consiglierei di stare in guardia, non sono tutte pubblicazioni quelle che luccicano ahahah. Poi decidi tu, per noi non cambia nulla, per carità. Penso solo al dispiacere che daresti alla tua povera mamma se finissi nel catalogo sbagliato.

Può bastare. Fine dell’abstract.

Le apparirà a questo punto chiaro, lapalissiano, quanto erronee e avventate fossero le sue supposizioni iniziali: noi non siamo fatti l’uno per l’altra. È inutile continuare a procrastinare l’ineluttabile. Qualcuno deve mettere la parola fine anche a questa storia, e temo che l’onere spetti a me. Così come temo che non esista un modo indolore di farlo. Mi affiderò, dunque, alla formula di rito, augurandomi che l’ipocrita formalità procuri a entrambi un minimo sollievo.
Ecco: mi spiace informarla che il suo manoscritto non rientra nella nostra linea editoriale.
Questo giudizio ovviamente prescinde dal valore intrinseco della sua opera, che non ho motivo di reputare inadatta alla pubblicazione, tanto più che non l’ho ancora letta.
Le chiedo come ultima cortesia di riferire a sua madre che stasera non farò in tempo per la cena, ma passerò più tardi per la torta di mele.
L’Editrice.

N.d.E.: Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è forzato in maniera irrealistica, in modo da creare un effetto comico che nella realtà si produce autonomamente, e ben più efficacemente, senza bisogno di forzature.

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di Massimo Eternauta

Alla C. A. del Sig. Paolo di Tarso
Via della Croce, 3
33900 Gerusalemme

Mitt: Famiglia Scarponi
Via Stretta, 81
40100 Corinto

Egregio Signor Tarso,
in merito alle numerosissime lettere recapitateci a suo nome ci sentiamo in dovere di informarla che
la famiglia Corinzi non risiede da tempo a codesto indirizzo.
Questi, messi da noi al corrente della corrispondenza a loro indirizzata ci hanno diffidato dal rivelarle il loro nuovo recapito.
Mia moglie mi preme di farle sapere che anche noi, durante una gita a Damasco, siamo stati colti da un’insolazione per il gran caldo raccolto lungo la strada o via che dir si voglia.
Non per questo ci siamo messi a spedire lettere a destra e a manca tormentando con i nostri deliri la povera gente.
Nell’invitarla a desistere dall’inviarci altre missive le consigliamo una visita presso un buon medico e le auguriamo una veloce e completa guarigione.

In fede
Lucio Mummio Scarponi e Signora

di Massimo Eternauta

Gentile ditta Bell & Co.,
sono spiacente di doverVi comunicare che lo scaldabagno da me recentemente acquistato, di vostra produzione, invece di scaldare l’acqua la raffredda.
Converrete con me che si tratta di una cosa del tutto inusuale per uno scaldabagno e mi vedo costretto a chiedervi di intervenire con un tecnico per accertarne le cause e provvedere alla riparazione o a un’eventuale sostituzione.
In fede,
Carmelo Papa

Egregio Sig. Papa,
siamo spiacenti per l’inconveniente occorsole ma dobbiamo informarla che la nostra ditta Bell & Co. non commercializza scaldabagni né alcun genere di prodotti a esso assimilabili.
Oggetto della nostra ditta è la produzione di Campane di ogni forma e dimensione adatte agli usi più svariati.
Cogliamo l’occasione per inviarle, gratuitamente, il nostro catalogo 2013.
Cordialmente
Massimo D’Auria
Addetto alle relazioni con il pubblico,
Bell & Co.

Spett. Bell & Co.,
mi erano giunte voci a cui non avevo dato credito, che le imprese si inventano ogni tipo di scuse pur di non far fronte ai loro impegni e doveri nei confronti della clientela. Ebbene signori! Oggi devo ricredermi.
Inoltre ho dovuto constatare che non soltanto mi state negando l’assistenza ma che mi avete venduto un modello di scaldabagno obsoleto (facente parte probabilmente di un fondo di magazzino) tanto che non trova posto nel vostro catalogo 2013!
Mi aspetto l’invio di un vostro tecnico per verificare, al più presto, le cause del malfunzionamento e l’eventuale sostituzione.
Saluti,
Carmelo Papa

Sig. Papa,
la sua lettera mi lascia esterrefatto!
Francamente ero convinto che la mia precedente lettera avesse messo la parola fine a questo carteggio.
La fondazione della ditta, che mi onoro di rappresentare, sia pur come semplice addetto alle relazioni con il pubblico, risale ai tempi delle crociate e precisamente al 1100!
Sono quasi 1000 anni che facciamo fronte a qualsiasi responsabilità e, finora, possiamo annoverare un solo contenzioso a noi sfavorevole: la rottura della campana Liberty Bell forgiata nel 1776 per festeggiare la fine della guerra d’indipendenza degli Stati Uniti.
Detto questo la invito, nel suo interesse, a indirizzare le sue energie nella ricerca del reale produttore dello scaldabagno da lei acquistato.
La diffido, inoltre, da qualsiasi ulteriore atto nei nostri confronti, oppure saremo costretti a rivolgerci al nostro ufficio legale per procedere a una causa di diffamazione.
Cordialmente,
Massimo D’Auria,
Addetto alle relazioni con il pubblico,
Bell & Co.

Signori!
Non so cosa mi trattenga dall’apostrofarvi con più grevi epiteti, non crediate che le vostre minacce possano intimidirmi in alcun modo!
Sono un uomo della strada io (al liceo ero il secondo della classe!) e ho avuto modo di far fronte a ben più gravi incidenti di quelli da voi prospettatemi.
A chi credete di darla a bere con questa storia del 1100?
Lo sanno tutti che a quell’epoca non esistevano gli scaldabagni!
È ora di mettere un freno ai soprusi che ditte come le vostre operano nei confronti di noi poveri consumatori (non poveri in quanto carenti di denaro ma in quanto disarmati di fronte alla vostra faccia tosta).
Mi impegnerò a far della mia battaglia una battaglia di carattere universale a difesa dei diritti dei consumatori di tutto il mondo!
Avrete presto mie notizie: contestualmente a questa mia lettera ne ho spedite altre a tutte le associazioni dei consumatori che sono riuscito a rintracciare.
Per aspera ad astra!
Cave Canem!
Carmelo Papa

Egr. Sig. Papa,
la ditta Bell & Co. mi ha affidato il compito di procedere contro di lei in una causa per diffamazione.
È mia premura avvertirla per darle tempo di organizzare la sua difesa.
Riceverà a breve comunicazione da parte del tribunale civile di Ginevra.
Cordiali saluti,
Avv. Lucio Cavillo.

Spett. ditta Bell & Co. – Avvocato Cavillo,
ho ricevuto la vostra lettera indirizzata a mio marito.
Purtroppo non sono a conoscenza del contenuto delle lettere inviatevi da Carmelo ma ho avuto modo di leggere le vostre risposte.
Mio marito è deceduto la settimana scorsa a causa di un incidente domestico del quale vi ritengo responsabili.
In un impeto di rabbia, aveva deciso di staccare lo scaldabagno dal muro, ma nel farlo è caduto dalla scala e lo scaldabagno lo ha travolto uccidendolo.
Il nostro vicino di casa, accorso in mio aiuto nel tentativo di liberare mio marito, si è accorto che, in realtà, non di scaldabagno si trattava ma di una macchina del ghiaccio!
Voglio, con questa mia, manifestarvi tutto il disprezzo per il vostro comportamento indecoroso.
Non solo lo scaldabagno era fuori catalogo, ma anche della macchina del ghiaccio non ho trovato traccia.
Essa è perfettamente funzionante ma noi (ormai io) non sappiamo cosa farcene.
Tutte le carte che riguardano questa sciagurata compravendita sono, ora, in mano agli inquirenti.
Sapranno loro indicarmi come procedere nei vostri confronti.
Addio,
Carmela Papa.

Gentile Sig.ra Papa,
nel continuare a negare ogni addebito mi sento però di partecipare al suo dolore e porgerle le mie più sentite condoglianze per la scomparsa della persona a lei cara, che non conoscevo personalmente ma con la quale avevo instaurato una certa quanto surreale confidenza.
Grazie a questa posso dirle che eravate fatti l’uno per l’altra e sono sentitamente dispiaciuto di non aver potuto fare la vostra diretta conoscenza in una più felice circostanza.
Insieme ai colleghi abbiamo deciso di fare una colletta e donarle uno scaldabagno della migliore marca, che le verrà recapitato nei prossimi giorni.
Ho effettuato una ricerca riguardante le parrocchie nei vostri dintorni e sono lieto di comunicarle che con ogni probabilità sono state campane di nostra forgia a dare l’ultimo saluto a suo marito.
Le rinnovo le mie condoglianze.
Con tristezza,
Massimo D’Auria,
Addetto alle relazioni con il pubblico,
Bell & Co.

di Patrizia Berlicchi

Cardeto, 11 maggio 2013

Ciao pa’,
ci siamo: domani mi sposo. Ho voluto che fosse qui, da te, nella casa dei tuoi nonni, quella dove sei nato, nel castagneto che amavi, dove hai giocato e poi lavorato duramente, tu, fiero d’essere contadino. Sono tornata nella terra che hai dovuto, tuo malgrado, lasciare, per poterti fare una famiglia, e alla quale volevi tornare, alla fine. E, proprio alla fine, è toccato a noi riportarti qui… ma niente tristezza stanotte! Ora siamo tutti qui a preparare la nostra festa, in bilico tra l’euforia e l’agitazione! Orazio ti piacerebbe: è un uomo onesto, semplice, nel senso più bello e luminoso del termine. Come te ama la terra, specialmente quella sua, di Sicilia; da ieri pomeriggio passeggia nel castagneto a piedi nudi e si mette tutto in bocca, come i bambini. Si prende cura di me, come di ogni persona che ama; mi addormenta abbracciandomi e mi nutre. È un ragazzaccio, un monello sempre in vena di dispetti; andreste d’accordo voi due.
So che ognuno di noi, appena arrivato, è venuto a trovarti in un posto che solo lui sa, e pure io adesso sono qui a scriverti, sotto il nespolo dietro la casa, quello che si vede dalla tua stanza. Sono inquieta anche se ho la certezza che sarà una giornata bellissima; ci sarà tutto quello che conta davvero: da mangiare e da bere, quello buono (la mamma e Cecilia stanno cucinando da una settimana!), la musica, i balli e tutti gli amici. Però stanotte non riesco a dormire: ripenso a tutto il tempo che abbiamo trascorso qui, insieme, alle estati lunghissime, quando non volevo mai rientrare a casa, e nemmeno tornare a scuola, in città. Ripenso alle cose che mi hai insegnato, a ogni angolo di questo luogo senza tempo che mi hai fatto amare…
… domani il primo ballo voglio farlo con te, che mi hai insegnato pure a ballare, come alla festa dei miei diciotto anni. Ricordi quanto ero goffa?! Ti verrò ad abbracciare in questo albero, attaccherò la mia faccia di sposa tardiva, la mia faccia segnata, al suo tronco rugoso: allora mi sembrerà di affondare il viso sul tuo petto, come facevo da bambina, e mi dirai:
– Sei bellissima, papera mia… e ora andiamo; non li facciamo aspettare.