Archivio degli articoli con tag: Davide Predosin

Nel mese di maggio 2014 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le avventure del doppiatore Arturo Mela alle prese con il doppiaggio di film d’autore. Arturo è il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione del Cantiere e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini del reading del 28 maggio.

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Da Il rancio verde di Marco Parlato

– È così.
– Dovrei credere a questa storia?
– Me l’ha detto l’italiano.
– Bravo, fidati di un italiano.
– Sta’ a sentire: Dowell e l’italiano mangiavano sempre assieme. Ieri però Dowell ha cambiato posto in mensa, era strano, evitava tutti.
– E allora?
– E allora l’italiano è andato a cercarlo e l’ha visto. La ciotola era come la altre, ma dentro…
– Balle!
– È la verità. Stamattina hai visto Dowell? Non c’è, e non ci sarà domani né mai più. L’hanno preso i nostri, è libero!
– Perché non vengono a salvarci tutti?
– Forse non hanno abbastanza uomini, ma hanno trovato il modo di fare evadere una sola persona alla volta. La settimana prossima potrebbe toccare a me, o anche a te!
– Non mi convince. Non ricordo nemmeno da quanto tempo siamo prigionieri.
– Da quando è iniziata la guerra.
– E quando è iniziata?
– Dodici anni fa. Lo sanno tutti.

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Da Asma d’autore di Davide Predosin

Col fervore di un atleta con le meches e le sopracciglia rifatte che, alla visita annuale per idoneità sportiva tentasse di stupire il personale infermieristico con sbalorditive prove spirometriche, Arturo inspira con forza la quarta dose di symbicort della giornata.
“L’asma è una disfunzione bronchiale, una malattia cronica, come il diabete mellito, il morbo di cron, l’itterizia o la gotta, ma purtroppo – si direbbe un inconveniente letterario – l’espressione iperattività bronchiale sembra offuscarne l’autentico, certificato, status patologico, autorizzando le più libere e offensive interpretazioni da parte delle sane e supponenti male lingue”, balbetta confuso tra sé Arturo.
“Sembrano sempre insinuare si tratti di un disturbo psicosomatico che affliggerebbe adulti rimasti vittime di un’emotività resistente a routine, mal tempo o a quelle prove nella vita in grado di fiaccare drenandoli i temperamenti più crassi e vivaci”.
Arturo, più che emaciato asmatico alla Marcel Proust si sente un convulso direttore d’orchestra di sibili, fischi e catarri.
È consapevole che l’asma non è assimilabile a un attacco di panico – i bronchi si chiudono sul serio; di asma c’è chi è morto. Eppure, lo ammette, quando il gioco si fa duro, sì, il bronco è vulnerabile, propenso a chiudersi come un pugno. Non solo perché iperattivo, ma proprio perché diretto da un maniaco impressionabile di sei anni affetto da sindrome da deficit di attenzione.
Quindi, pensa, “le male lingue vanno tacitate e se possibile sfidate pistole all’alba, ma, in parte, hanno ragione”.

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Da L’inventore delle scarpe di Leonardo Battisti

– È difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo – disse Arturo fissando la busta di plastica caduta dal tavolo dopo che Consuelo l’aveva svuotata della spesa. – Siamo degli ingranaggi in un sistema armonico di rondelle e pulegge lungo cui scivolano le cinghie di distribuzione della vita, frizionando ora più ora meno contro le nostre superfici.
– Il macellaio ha detto che non ci fa più credito – si intromise Consuelo. – Devi saldare, se no te tocca campare coi salatini del discount.
– Mmmm… – bofonchiò il Mela abbassando lo sguardo che seguiva la busta ormai adagiata a terra. – Siamo coinvolti in questo vortice di energie multiple che si rincorrono nello spazio e nel tempo, dove tutto può succedere, dove tutto è sempre e costantemente una possibilità, un divenire mai domo, una materia continuamente in trasferimento che solo occasionalmente e per un tempo tutto sommato limitato, si infila nell’imbuto della procreazione che dà a essa la forma di essere vivente, secondo la legge perfetta e imperscrutabile della coincidenza.
– Nemmeno io te faccio più credito, Arturo. Sono due mesi che fingi di non dovermi dei soldi, e io ho le bollette da pagare – ingiunse Consuelo piazzandoglisi davanti, con le mani grosse e ruvide sui fianchi.

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Da La frase di Alessandro Sesto

– Io non riesco a leggerla questa.
– Perché?
– Non lo so, non riesco.
Portasti i miei meloni?
– Lo so, portasti i miei meloni?
– Vedi che riesci a leggerla?
– No, riesco a dirla, ma non riesco a leggerla. Non riesco a leggerla come una battuta.
– Arturo, è la stessa cosa. Portasti i miei meloni? Dai, leggi e andiamo avanti a registrare. Pronti? Vai.
– …
– Ferma. Cazzo Arturo, ma che hai? Ti fa ridere?
– No, no. Anzi.
– Come anzi?
– Non lo so, mi dà come una stretta dentro, ma neanche come una stretta dentro in verità.  Non lo so che effetto mi fa, non so dirlo. Nessun effetto forse, solo non riesco a leggerla.
– L’hai detta prima. È solo una frase. Tono normale, colloquiale. È un film d’autore, ci sta la frase sui meloni.
– Dici?
– Film d’autore, possono fare tutto.
– Riprovo. Portasti i miei meloni? Portasti i miei meloni? Ehi tu, portasti i miei meloni? Portai i tuoi meloni. Sì. Ce la faccio. Vai.
– Pronto? Vai.
– … protasti. Vaffanculo.

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Da Addio mia concubina di Massimo Eternauta

Venticinque minuti di piano sequenza stesero Consuelo meglio di un flacone di valium mentre Arturo, in ginocchio davanti allo schermo venerato, veniva sopraffatto dal capolavoro del maestro giapponese.
Il suono dei taiko accompagnati dal sereno russare di Consuelo scandiscono la discesa dalla montagna di un uomo la cui figura, a inizio sequenza non più grande di un puntino, viene definendosi con lentezza esasperante nel suo avvicinarsi a fondo valle.
Ad attenderlo, immobili, di spalle, due personaggi.
I tamburi bumbano in un crescendo rossiniano.
Poi, silenzio di sguardi: venti minuti di effetto “dolly rotante” a velocità di bradipo morto, quindi concitato dialogo giapponese al termine del quale le tre figure si separano in tre piani sequenza splittati sullo schermo con una quarta camera fissa a inquadrare la montagna avvolta in una nuvola di polvere e foglie sollevate dal vento.
I rari dialoghi si sovrappongono in una cacofonia d’autore.

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Agnizione di Carlo Sperduti

Alle nove e trenta di un martedì cittadino di uno squallore impassibile, sull’orlo di una linea gialla tutta bolle da non oltrepassare, a tre minuti dal prossimo treno, lo sguardo di Arturo Mela sonda la banchina uguale e contraria al di là dei binari, in cerca di uno svago che duri centottanta secondi o di tre svaghi da un minuto o di sei svaghi da mezzo minuto o di dodici svaghi da quindici secondi. Incespicando tra auricolari, cravatte mal abbinate, borse sotto occhi e ascelle, la mente di Arturo Mela realizza, tra scampoli d’indipendenze cinematografiche ucraine e lunghissimi corti francesi, di essere irrimediabilmente in ritardo. Per di più, per motivi noti a lui solo, uno stronzone.

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Da Salvare capre e cavolo di Gorilla1

Il lupo mangia la capra, la capra mangia il cavolo.
Il lupo non può stare con la capra, la capra non può stare col cavolo.
Lupo e cavoli ok.
Tutto chiaro?
– Sì.
Bene. Il traghettatore, tu Arturo, prende la capra, lascia la capra, prende il cavolo, lascia il cavolo riprende la capra, lascia la capra prende il lupo, lascia il lupo, riprende la capra rilascia la capra.
Tutto chiaro?
– Sì.
Bene. Ora stai attento che le cose si complicano. Il traghettatore, tu Arturo, si trova solo sulla barchetta con la capra, poi con il cavolo, poi ancora con la capra, poi col lupo, poi ancora con la capra. La prima volta la capra gli dice che ama il cavolo e odia il lupo. La seconda volta gli dice che ama il lupo e odia il cavolo. La terza volta gli dice che il lupo e il cavolo sono niente. Il traghettatore, tu Arturo, non dice niente.
– Ma…
Aspetta.
– Ok.
La capra.
– La capra?
La capra. È sempre la stessa capra? No. Ogni passaggio altera la realtà. Quindi abbiamo tre capre un cavolo e un lupo. E ora il cavolo.

Nel mese di aprile 2014 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le avventure del doppiatore Arturo Mela alle prese con il doppiaggio di film d’azione. Arturo è il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione del Cantiere e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini del reading del 30 aprile.

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Da Hard Boiled di Massimo Eternauta

Arturo era stato vittima di un cugino argentino di Consuelo detto Belsorriso: spartano ma economico, gli aveva detto consigliandogli il dentista su sua malaugurata richiesta. Arturo non sapeva mai quando stare zitto e non era la prima volta che cadeva nelle trappole di qualche parente di Consuelo, che poi quanti fossero questi parenti, Arturo, se lo chiedeva ogni volta che gliene veniva presentato uno.
– Si può sapere come ha fatto a ridursi i molari in questo modo? – disse il dentista continuando a imperversare con lo specillo nella bocca di un Arturo estremamente pentito.
– Oo apevto elle vottiglie di vivva.
– Ha aperto delle bottiglie di birra con i denti… che lavoro fa, il pagliaccio? – infierì il dentista.
– O, fassio il voppiatove – disse Arturo e cominciò a spiegare – senza sapere neanche lui il perché, forse per superare la paura che quel tipo gli incuteva – che, per una sua particolare predisposizione, gli capitava di immedesimarsi nel soggetto a cui prestava la voce e che il suo ultimo lavoro prevedeva il doppiaggio di un vero duro che tra una sparatoria e l’altra amava far colpo sulle donne stappando bottiglie di birra con i denti.
– Lei è un vero coglione, sa?

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Da Il traslocatore di Alice

– Signor Mela si accomodi, non si tolga il cappotto perché abbiamo poco tempo, sarò conciso nel contenuto e scorrevole nella narrazione, non si preoccupi, so che si è preparato la battuta da provare, so che è conscio dell’opportunità che le si pone innanzi, pochi secondi mi basteranno per pesarla. Lei, non la battuta. Le faccio solo un inciso, perché ho bisogno che prenda confidenza con il mio Pavel Balan, ho bisogno di due dei dieci minuti concessigli per l’audizione – so che un professionista come lei non se ne rammaricherà– per imbastirle un preambolo che le chiarificherà la carica empatica delle battute che andrà a pronunziare. Bene, l’inquadratura 0.1 spazierà di circa 150° su una montagna dalle curve morbide, un prato primaverile declinerà tra massi chiari, arbusti bassi e placide vacche al pascolo. Sta visualizzando? – lo desta il Maestro.
– Sì, certo, la seguo, continui, siamo alle vacche grasse, forse dovremmo stringere sulla figura del traslocatore, sa, il tempo è poco… – risponde esitante il Mela.
– Placide vacche, prego, si ricordi che la relazione che s’instaura tra l’aggettivo e il sostantivo è sacra.

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Da Pomodori ciliegino di Patrizio D’Amico

Così Arturo è al tavolino del bar a mangiare una coppetta di gelato, è lì con la busta del negozio di alimentari che contiene un cartoccio con dentro i pomodori ciliegino per Consuelo. – Comprali maturi, ma non mosci – gli aveva detto al telefono. È al tavolino del bar ed è quasi arrivato alla panna sotto, perché Arturo prende sempre doppia panna, ed ecco che la avverte. Una vibrazione, dapprima leggera poi sempre più potente, sussultoria, fa saltellare le decorazioni in cartongesso del centro commerciale, e poi i tavolini del bar, e i lampadari e infine le persone. Le scale mobili si piegano e sembrano come cedere, simili alla proboscide di un elefante che la rilascia stanco. Le urla delle persone si avvertono appena, sovrastante dal bum bum bum della vibrazione che non sembra voler smettere, anzi aumenta. Arturo afferra la bustina del negozio di alimentari e subito si ripara sotto il tavolino, poi un’occhiata rapida gli fa individuare un luogo più sicuro, alla sua destra, la porta delle scale antincendio. Cammina acquattato riparandosi con la mano libera da pezzi di vetro e muro che gli crollano intorno. Urta violentemente un signore con il bastone che rovina a terra, mentre lui tiene sempre più salda la bustina e si affretta alla porta d’emergenza. Un terremoto, o un attacco terroristico, o un attacco alieno, oppure un’invasione di giganti, qualsiasi cosa sia non smette di scuotere violentemente il centro commerciale e la città e forse l’intero pianeta lì fuori.

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Da Nicky il duro di Patrizia Berlicchi

– Silvie’, sei proprio sicura?
– Lo sai, Arturo, le voci di corridoio qui sono notizie ufficiali. Fidati: la parte è di Pizzuti.
– Ma è assurdo! Scusa, ti pare giusto che un ruolo come quello di Nicky Branda sia assegnato a quel celenterato di Pizzuti!
– Be’, a quanto pare il celenterato è nelle grazie della Ricci. Si vocifera che sia stato amore a prima vista.
– E certo! Infatti si assomigliano. Sembrano usciti dallo stesso collegio svizzero: amabili come un surgelato scaduto. Roba da matti!
– In effetti si prendono molto: quando lei ha scoperto che sono compaesani, poi, si è illuminata. Pare che abbia capitolato definitivamente quando lui l’ha invitata a fare trekking, lo scorso fine settimana. Bisogna ammetterlo, il celenterato ci ha saputo fare: lei si è appena trasferita e non conosce nessuno, così il buon Pizzuti coglie la palla al balzo e la conquista con la scarpinata in montagna.

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Da Lotta contro il tempo di Marco Lipford

La bomba nascosta sotto il banco del mixer era dotata di un timer interno: non sarebbe arrivata al mattino. “Non posso permetterlo,” pensava Arturo, che dal parapetto del secondo piano sgusciò nell’oscurità degli studi abbandonati per la notte. Purtroppo non era riuscito a passare inosservato: le sirene si avvicinavano. Sapeva che stavano venendo a cercare lui. Quel passo falso mentre scavalcava il cancello esterno era stato fatale: non solo stava per rimetterci una gamba, ma il rumore aveva attratto l’attenzione di Abdul, il custode, che aveva chiamato la polizia. Ora Arturo doveva fare ancora più in fretta: la bomba non lo avrebbe atteso per sempre. Se Abdul ci fosse arrivato prima di lui sarebbe stata la fine. Doveva aver capito tutto, il traditore!

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Da La felicità di Mr. Pills di Davide Predosin

Insomma, Consuelo, questo tizio del New Jersey si mette sotto la doccia ma l’acqua è ghiacciata. Esce in accappatoio per alzare la pressione della caldaia e, quando rientra, l’acqua è calda ma il telefono della doccia è esploso perché, nella zona in cui vive, c’è un tasso altissimo di calcare e i fori otturati hanno aumentato la pressione facendo esplodere la cipolla. Il ragazzo, anzi il ragazzone, bestemmia, “non è possibile”, dice, “che ogni due mesi mi esploda la cipolla del telefono della doccia”. Quindi, sempre continuando a bestemmiare, svita la cipolla, si mette sotto l’acqua che fuoriesce direttamente dal tubo e scopre che può ancora regolare l’alloggiamento del telefono dirigendo il potente getto sui propri doloranti muscoli cervicali. Mentre si rilassa e lenisce i dolori cervicali grazie a questa fortuita evenienza, ripensa alle bestemmie appena pronunciate, chiede perdono al suo dio e promette a se stesso di ricordare che spesso “non tutto il male viene per nuocere; che la felicità, a volte, è dietro l’angolo”. Purtroppo, improvvisamente, l’acqua torna ghiacciata e i muscoli cervicali subiscono uno shock termico tale da bloccarsi in un ancora più doloroso torcicollo. Immobilizzato ma deciso a tener fede ai propri propositi, Mr. Pills esce dalla doccia, si asciuga, si veste e saluta la moglie che gli chiede preoccupata se non sia il caso di farsi accompagnare visto l’evidente torcicollo. Lui non risponde nemmeno e si immette nel traffico contando di recuperare il cospicuo ritardo accumulato, effettuando sorpassi su carreggiate a doppia linea continua pronto a raggiungere il ferry boat anche nel caso fosse già partito dal molo di Cape May County, New Jersey.

Nel mese di febbraio 2014 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le avventure del doppiatore Arturo Mela alle prese con il doppiaggio di fiction e telenovelas. Arturo è il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione del Cantiere e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini (di Osvaldo Amari) del reading del 26 febbraio.

_MG_7828Da Su Rosendo non si può di Patrizia Berlicchi

– Dime che è uno dei tuoi scherzi estupidi Arturo, che oltretutto non me divertono per niente!
– Consuelo, è lavoro, lo capisci? Si tratta della mia, anzi, della nostra sopravvivenza: cose di nessun conto come l’affitto, la spesa , il tuo salario…
– Il mio cosa?!
– Vabbè, hai capito perfettamente…
– Oh, sì che ho capito! Hai la faccia tosta di dare la tua voz melensa a Rosendo Garcia, el protagonista assoluto de Paradiso mexicano! Ma come hai potuto farme questo?
– Consuelo, non ti permetto di offendermi così: sono un professionista io, e anche molto apprezzato!
– Ma fammi il piacere! Es como profanar un altare! Seguo Paradiso mexicano da quando ero una niña; Rosendo es el mio eroe: forte, impavido, bello como un dio greco, e ora vuoi che io me rassegni all’idea che abbia la tua voce? Sarai pure un professionista, ma el tuo talento es più che valorizado con i pannoloni Superlady, che invece hai schifato, lo scorso mese. Si capisce: il nostro professionista non può abasarse a doppiare una mutanda asciutta e soddisfatta, lui deve misurarse con il mio attore preferito!

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Da I Garcia Torres di Alice

E che cazzo, Arturo, sei un vecchio solo che si accompagna ad amicizie occasionali per far scendere meglio il rhum tra chiacchiere sterili. Sei uno sfigato di mezza età che vive con una donna che viene pagata per vivere con te. Ma che poi, mezza età? Che definizione di merda. Che poi la gente verso i cinquanta si crede davvero di essere al giro di boa che sta perfettamente a metà tra nascita e morte? Cioè, ci basiamo su una media aritmetica per definire una fascia di età? E dove li mettiamo i pesi a ponderarla? Tipo se uno fa uso di droghe portoricane da anni, se uno viene giornalmente annientato nella propria autostima da doppiaggi di televendite di cose inutili che manco uno riconosce a che cosa servono quando il tizio le tiene in mano e si sbraccia per descriverle? Ecco, siamo una società di mezze seghe, di mezza età con mezze relazioni qua è là.

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Da Di come Graziani aiutò Arturo a superare le sue superstizioni di Massimo Eternauta

– Arturo, sto per darti una grande notizia, una parte importante per la quale occorrerebbero capacità istrioniche. Non sono sicuro se di te mi posso fidare ma per questa vota fidiamoci.
Graziani era un fanatico di Febbre da cavallo e ne ripeteva le battute quasi a ogni sua frase in un vero e proprio tormentone. D’altronde, affermava, non esisteva una sola situazione nella vita che non si sarebbe potuta commentare prendendo a prestito una frase da quel film.
Ora doveva convincere Arturo a doppiare Bridge: l’assoluto protagonista della più celebre soap opera di tutti i tempi, la telenovela che da trentacinque anni stracciava tutti gli indici di ascolto in ogni angolo del pianeta.
Detto così, a una persona estranea al mondo del doppiaggio, potrebbe sembrare strano dover convincere qualcuno a prestare la propria voce a un personaggio tanto importante e longevo, fatto sta – tra i doppiatori era universalmente risaputo – Bridge portava sfiga.
Erano almeno duecento, a ogni latitudine, le voci che si erano succedute a causa di morti che definire naturali sarebbe mistificazione. Per esempio l’ultimo doppiatore italiano di Bridge era stato strangolato da una piovra nel centro di Parigi e si potevano annoverare, per gli altri, strani incidenti aerei, trombe d’aria, bombole del gas et similia. Per farla breve, nell’ambiente dei doppiatori, quando si nominava Bridge tutti si toccavano, platealmente. Anche le donne.
– Bridge! Arturo! Il personaggio più famoso al mondo! Mi dovrai ringraziare – disse Graziani come se fosse lui il primo a doversene convincere.
– Il suo doppiatore storico è andato in pensione…
– È morto – lo interruppe Arturo.

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Da Danke mutti di Anna Chiara Maccari

– Sai, la morte si supera. Voglio dire, non la tua, quella degli altri. Quando morì tuo padre tutte le mie amiche vedove mi dicevano di non angustiarmi. Dicevano che la scomparsa di un marito è come una grande botta al gomito, fa tanto male da piangere ma poi passa subito!
– Tuo figlio è morto.
– Non dire cosí… – apre e chiude freneticamente le ante degli armadi – a tutto c’è rimedio, col computer si fa tutto, magari trovano il modo di farti resuscitare usando vecchie immagini, potrebbero scoprire che hai un gemello eterozigota in Brasile con la stessa voce. Oppure ricorrere al vecchio trucco. Hai capito quale? Il personaggio ha un terribile incidente stradale e lo sottopongono a una chirurgia plastica che gli cambia i connotati. E lì voilà! Lo sostituiscono con un altro attore. L’hanno fatto anche a Beautiful 10 anni fa. Funziona, c’è il precedente!

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Da Cuore di Fuoco di Patrizio D’Amico

Così accadde, in maniera molto naturale, che Arturo si innamorò. Saliva le scale della metro, evitando come sempre quelle mobili perché troppo affollate. Nella direzione opposta scendeva immobile, perché in piedi sulle scale mobili, una donna che ad Arturo tolse il fiato. Occhi azzurri profondi volto roseo circondato da capelli rosso fuoco. Arturo si voltò di colpo e cominciò a scendere le scale che prima saliva, la raggiunse, le parlò. Fu tutto naturale. Nel giro di dieci minuti era innamorato, e aveva le frasi giuste da sussurrarle all’orecchio.
– Arturo.
– Che c’è, Consuelo?
– Arturo, ma mira bene la giovane. Es un…
– Uno splendore, non trovi anche tu Consuelo?
– In verdad es un…
– Un fiore raro, in un campo di inutili margherite.

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Da Action Viragos di Davide Predosin

– Sono pazza del suo scarno torace, ingegner Silloge, ma soprattutto delle sue mani: quadrate e vivaci come grossi francobolli francesi. 
– Florencia Livida…
– No Ingegnere, se vuole mantenere le distanze, perché teme un legame che, è sicuro, la soffocherebbe, la prego di non trascurare il mio matronimico. Foss’anche solo per dirmi, “Florencia Livida Aalinova, se ne esca all’istante dal mio stambugio e non vi faccia mai più ritorno”.
– Non sia così drammatica! I nostri sono pur sempre i migliori amplessi dai tempi di Gigi Rizzi e Ted Kennedy… non le permetterò di guastarci la festa.

Ma è terribile! – sbotta Consuelo scandalizzata, ridendo.
Devo memorizzarlo, Consuelo, fammi la Aalinova ancora dieci minuti.
Dame el copione. Com’è? Bella, esta Aalinova?
– Un tipo fa Arturo indicando la copertina di un giornale scandalistico in cui una donna di due metri con i capelli ricci posa tra le braccia di Scotty Pippen, glorioso difensore dei Chicago Bulls.

Nel mese di gennaio 2014 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le avventure del doppiatore Arturo Mela alle prese con il doppiaggio di televendite e predicatori. Arturo è il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione del Cantiere e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini del reading del 29 gennaio.

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Da Leellee Baato e la dottrina dell’Acume di Davide Predosin

– Ebbene sì: Maurizio Lupi, padre.
– Mio caro ragazzo, non puoi credere…
– Padre, non mi costringa a parlarle attraverso questa “cosa”… – lo interrompe Arturo tentando di forzare la grata del confessionale con un cacciavite.
– Facevi la stessa cosa da bambino. Ti prego Arturo, posa quel cacciavite.
– Potremmo raggiungere la Dalmazia ascoltando in macchina la registrazione dell’ultimo intervento ecumenico di J. J. Lucius. Che ne dice? Non faccia il “mobile antico”, su…
– Arturo, noterai che dietro di te i fedeli scalpitano. La tua non è che alienata protervia. Ti passerà non appena ti sarai frizionato le tempie con acqua e aceto.

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Arturo e il teflon di Massimo Eternauta

Arturo si esibiva in cucina di fronte a una Consuelo rassegnata: a ben altre cose le era capitato di assistere per via della personalità pirotecnica del suo datore di lavoro.
– La vedi questa padella, Consuelo? Guardala bene, fondo inox, due centimetri, manici termo aderenti in corno inglese classe ignifuga 1, rivestimento teflon undici strati, antigraffio a prova punta di coltello.
A supporto di quest’ultima affermazione Arturo, come il tizio della televendita che aveva doppiato quella mattina, prese un coltello da cucina e sfregiò la padella con foga belluina.
Il teflon venne via a grani grossi.
– Arturo – disse Consuelo.
– Sì – rispose Arturo con lo sguardo pallato.
– Ti hanno fregato.

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Da Il lavoro del futuro di Marco Lipford

I cugini Telma e Telonio a casa di Arturo non entravano da mesi, forse anni.
– Carino il tuo appartamento – disse Telma più per cortesia che altro.
– Ma tutte queste telecamere fisse? – domandò Telonio dopo aver dato uno sguardo intorno.
– Accomodatevi, accomodatevi pure nella mia cucina Franchettoni – disse il padrone di casa ignorandoli entrambi. – Bella, eh? Ripiani di marmo e cassetti di noce. E pensate, il tutto a 3300 euro!
– Interessante, – tagliò corto Telma, – ma siamo qui per parlarti di Nonna Lilla.
– Sta molto male, – precisò Telonio preoccupato.
– … IVA inclusa e tassi agevolati! – proseguì Arturo mentre appoggiato alla cucina ne accarezzava i ripiani con fare voluttuoso.
Telonio e Telma si scambiarono un fugace punto interrogativo. – È un po’ ormai che non ci sta con la testa, e noi pensiamo che…
– È il momento per un caffè! – li interruppe Arturo.

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Da Al mare di Patrizia Berlicchi

– Non dire una parola! Sono già abbastanza incazzata per conto mio: quel noventaocho de mierda è morto dopo tre fermate e me la sono fatta tutta a piedi, perciò questa mattina la colazione…
– È pronta, Consuelita: togliti il cappotto e mettiti a sedere: ecco qui, ristretto e senza zucchero come piace a te.
Arturo le cinse delicatamente le spalle e la condusse davanti al caffè fumante.
– Que pasa, Arturo? Me hai chiamato Consuelita solo un’altra volta: recuerdi? È stato quando hai buttato nel cesso l’anello de brillante della mia povera mamma. Per sbaglio, dicesti. Che hai combinato oggi?
– Ho preparato la colazione, mia cara! Bevi che si raffredda. Dopodiché hai dieci minuti per darti una rinfrescata e finalmente si va!
– Ma non dovresti essere già al lavoro?
– Non questa mattina…

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Da Il sudore di Dio di Alice

Sono almeno otto minuti che gli avambracci di Arturo incrociano quelli di Martino, l’amministrativo tuttofare nato, cresciuto e invecchiato in Fonourbis, quando ancora si chiamava Ecocenter. Fosse solo per gli avambracci, avrebbe accettato più sommessamente la costrizione, ma il coccige vs. coccige e la torsione plastica della spina dorsale sono troppo per un freelance del doppiaggio come lui. Mica un impiegato da contratto multiservizi, II livello, fascia D, sgravato di tasse grazie a leggi speciali degli anni ’80, come Martino. Che poi, una spina dorsale che s’inarca a conca non è prevista in natura, altrimenti c’avremmo avuto due perni roteanti al posto delle anche, pensa Arturo. La frustrazione della posizione e l’inutilità di quel tempo obbligato alla lezione Let’s coach together! di Mr Freewords U.S., voluta dalla dirigenza, ha una grande efficacia nel rendergli più detestabile il compagno di sventura. Sarà la prossimità dei corpi a fargli notare quanto volutamente fastidioso sia l’odore del collega, un mix tra acqua di colonia stantia, deodorante da discount e toner bruciato.
Ok guys, adesso lasciatevi andare, sentite il vostro peso soretto dalla schiena del vostro collega, close your eyes, air inside, inspirite! – esorta Mr Freewords dal fondo della sala riunioni, svuotata per l’occasione e trasformata in una grigia sala d’aerobica per impiegati fuori forma.
– Dai Arturo, stai sciolto! Appoggiati su di me che ti tengo! – lo incita Martino già piegato a 60°, fronte verso il pavimento.

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Da Masterpriest di Leonardo Battisti

– Non piangere, donna, non temere. Se ti penti, Dio sarà misericordioso.
– Me pento. Sì, Dio mio, me pento – disse Consuelo sinceramente contrita.
Arturo si fece scuro in volto. – Non nominare il nome di Dio invano, donna – fece, allungandole un ceffone dietro la nuca, – non vorrai mica far infuriare nostro signore per simili leggerezze? Ahahah, lui è grande, e grande è la sua misericordia come la sua ira. Può salvare la tua anima putrida se domandi perdono, o può giocarsela a dadi con Satana se lo offendi con l’insulsaggine dei tuoi peccati.
– Me pento. Sì, escusa Segnore, me pento.
– Brava – disse Arturo rabbuonendosi. – Vedi, Dio vi conosce, voi donne, ahahah. Siete la tentazione e l’inganno. I vostri corpi demoniaci trasudano peccato e pare che invochino a ogni movenza il castigo divino…
– Ma veramente me hai spogliato tu…
– Shhh! Zitta, – la interruppe Arturo – non rievocare il peccato, non rinsozzare la tua anima che a fatica s’incammina verso la purificazione.

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Da Paul Washer di Carlo Sperduti

– Alcuni di voi dicono: vedo dolore, sofferenza e futilità. C’è una spiegazione a tutto questo: Genesi, capitolo tre. Dio fece l’uomo buono e lo mise in un mondo perfetto, ma l’uomo disubbidì a Dio e quando cadde trascinò con sé l’intero mondo. Se guardi in Genesi, capitolo tre, vedi il giudizio di Dio sopra l’uomo caduto. Dice che l’uomo lavorerà senza un proposito…
Arturo sente la pelle del viso tirare a ogni sillaba, asciutta. Ammutolisce sfiancato. Avanza di due passi verso se stesso, rallentato dal sonno. Si guarda le borse sotto gli occhi: il destro gli lacrima di bruciore, venato di rosso e confuso quanto il sinistro. È quasi l’alba. Uno specchio e uno schermo, affiancati, non hanno nulla da dirsi, così mantengono le distanze. Arturo deve essere Paul Washer entro la mattinata di dopodomani. Deve esserlo senza un proposito, senza un giudizio. Lo specchio e lo schermo dovranno trovare un accordo. Lui dovrà lavorare.
Si dice: vedo dolore, sofferenza e futilità. C’è una spiegazione a tutto questo: Paul Washer, trentatré video per la televisione italiana. L’uomo inventò la comunicazione per rendere la vita migliore, ma vanificò la sua invenzione trascinando l’intero mondo nell’abisso. Se guardi in Paul Washer, vedi il giudizio dell’uomo sopra se stesso. Dice che l’intelligenza lavorerà senza un pubblico…

Nel mese di dicembre 2013 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le avventure del doppiatore Arturo Mela alle prese con il doppiaggio di film a luci rosse. Arturo è il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione del Cantiere e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini (di Osvaldo Amari) del reading del 22 dicembre, tenutosi durante la serata conclusiva del Culturino Mercatale 2013.

_MG_7532Da J. P. non scriveva solo stupide poesie d’amore di Gorilla 1

– E lei comincia a urlare “Prévert! Cet amour! Cet amour! Prévert!”
– Ma chi, lo spacciatore?
– Ma quale spacciatore, di che stai parlando? Il poeta!
– Ma che poeta, di che stai parlando?
– Allora te lo spiego un’altra volta, ogni volta che lei…

Viene a trovarsi sempre nella stessa situazione. Lei bellissima, seducente, pronta. E lui lì attonito, non riesce a spiccicare parola.
– Devi solo fare dei versi, Mela. Che ti prende?
Il direttore del doppiaggio stavolta è un tipo elegante. Del resto si tratta di porno francese, per forza deve essere raffinato.
– Tu leggi troppi romanzi d’amore –, gli dice dopo un po’, con un sospiro di comprensione.
– No, è che lei… – comincia Arturo, riprendendosi dallo stato catatonico. – Lei è diversa dalle altre. È una vera artista. O meglio, ha un’anima d’artista, non credi? Questa cosa della poesia poi…
– Eh la poesia, la poesia! Sapessi quanti ne ha tirati su… di soldi con questa storia. Ha creato un sottogenere, un gusto di nicchia –, continua quasi borbottando tra sé e sé. – E tutto solo perché ogni volta che…

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Da Di come Arturo si fece riconoscere da tutti di Massimo Eternauta

La Ultraphono occupava un palazzo di dieci piani, sotterranei compresi, grande quanto un isolato e per il momento lui non era andato oltre il piano terra. Prese l’ascensore e scese allo stesso piano dell’unica persona che era salita con lui e scelse la direzione opposta a quella presa da quest’unica persona che era salita con lui. La sinistra.
La sinistra la prese lui, non la persona che era salita con lui.
Alla prima porta aperta si infilò di profilo e chiese dove si trovassero gli studi di ripresa dei film porno – disse proprio porno – e che lui era un attore e che si era perso, però non gli rispose nessuno perché in quella stanza con la porta aperta non c’era nessuno.

_MG_7495Da La bella addormentata su Fosco di Patrizia Berlicchi

Arturo era seduto al tavolo del cucinino da un tempo indefinito, immobile davanti alla tazza della colazione piena di rum, la sigaretta accesa abbandonata sul posacenere e lo sguardo intento a contemplare “cose che voi umani…”. L’arrivo di Consuelo, di ritorno dal supermercato, lo distolse dai suoi tormentati pensieri.
– Tra un poco si cena; como te salta in mente de bere esta mierda?!
– Non mi scassare, Consuelo, e soprattutto non trattarmi come se avessi sei anni. Non ho fame stasera.
– Que pasa? Coraggio, lo so che hai combinato qualche casino.
– Ma di che casino vai blaterando?
Solo allora Consuelo si accorse della pila di fogli in fondo al tavolo, seminascosta da tabacco, cartine e accessori vari dedicati al vizio.
– Quello es el nostro proximo stipendio?
– Manco se m’ammazzano! Stavolta hanno passato il limite. Sono un professionista, io. Mi sono dimostrato all’altezza di qualsiasi ruolo: ho doppiato senza battere ciglio un acaro schifoso, un mago scemo, un morto, uno struzzo sfigato e persino un comodino, e l’ho fatto senza mai scompormi, con la serietà e la dedizione che mi contraddistinguono… questo lo sanno molto bene i signori della Fonourbis! E ora cosa fanno, per ringraziarmi?
Arturo afferrò la risma di fogli e la scaraventò per terra, proprio sulla grossa busta della spesa di Consuelo.
– Che cosa c’è che non va esta vez?
– C’è che La bella addormentata su Fosco non avrà la mia voce.

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Da Arturo Mela doppiatore di Maurizio Ponziani

“Mi sentirei più utile se facessi un numero di mimo alla radio… e poi tutta questa pornografia, più che liberazione sessuale, mi sembra l’altra faccia del moralismo perbenista. Quasi quasi, mando affanculo tutti e me ne vado. Sì sì, me ne vado a spasso. Mi spupazzo un bel gelato, e poi me ne vado in libreria. Ho proprio bisogno di leggere una bella storia d’amore.”
Invece restò. Lavorò. Doppiò. Guadagnò.
Di amore là non ce n’era. Si intristì e alienò.

_MG_7673Da Arturo Mela e bei porno andati di Davide Predosin

– Come sta?
– Meglio, ma è ancora sotto shock – risponde il medico scrutando con una pila le pupille di Arturo; pallido, gli occhi sbarrati rivolti al soffitto.
– Ma come è possibile? Un uomo adulto, anche se solo, deve pur aver visto… almeno una volta… con gli amici… – osserva il regista incredulo.
– Ah certo! Gli faccio da balia ormai da quasi dieci anni.  Ma è abituato, secondo me, alla pornografia degli anni ’80, vezzosa, manierista, barocca.
– Sembra informata – osserva il regista guardando più attentamente Consuelo.
– Be’ adesso ho una certa età… ma…
– Non dica così! Lei è giovane!
Arturo scatta come un cobra, afferra il regista per il collo e gli intima: – La smetta di insidiare la mia governante – quindi molla la presa e si stende di nuovo come se nulla fosse.

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Da Popeye, Popeye! di Marco Lipford

Dopo cinque minuti Arturo sudava ed era già visibilmente eccitato, ma non per quanto andava avanti sullo schermo. Nella solitudine di casa sua Arturo avrebbe certo seguito il film rapito, ma quella sera, lì in sala, era diverso: non avrebbe mai immaginato di quali urla repentine, di quali gemiti felini fosse capace Lisetta. La sentiva persino attraverso la cuffia! E lui, nella parte del datore di lavoro, trovava la situazione dir poco inebriante, un contrappasso al contrario: era un parziale risarcimento di tutte le volte che aveva dovuto pagarle il pranzo; o delle volte che lo umiliava davanti ai colleghi per un attacco sbagliato. Il direttore del doppiaggio a fine sessione si complimentò.
– Ottimo lavoro Mela, si vede che lei è un esperto in materia.
Al che Arturo rispose:
– Be’, l’arte amatoria in effetti tira fuori il meglio di me…
– Ma no, intendevo di filmini a luci rosse! – rettificò l’altro, e li salutò.
Negli occhi di Lisetta c’era uno stupore compiaciuto.
– Ma sei stato bravissimo! Dai, andiamo a mangiare una cosa, offro io.

_MG_7487Da Di come Arturo trovò un ottimo contratto e si rovinò la vita di Massimo Eternauta

Erano poche le cose che Arturo avrebbe scambiato con il piacere di stare rilassato sulla sua vecchia e comoda poltrona fumando un Montecristo Tubos n. 3, con il pensiero libero di vagare sul  prossimo lavoro e sulle opportunità che questo gli offriva.
Si trattava di un film pornografico di produzione indiana destinato al mercato occidentale, dato che sul mercato interno il produttore e tutti gli attori avrebbero rischiato la pena di morte solo a parlarne.
Graziani, il direttore del doppiaggio, gli aveva parlato di una produzione in grande stile dove non si era badato a spese.
– Pensi – gli aveva detto – ci sono perfino degli attori che non sono coinvolti nelle scene erotiche, un vero spreco di denaro. Lei interpreterà uno di questi, niente mugolii, dunque, ma vere e proprie frasi che fanno da collante a tutto lo svolgersi del racconto – e quasi non riuscisse a credere alle sue stesse parole aggiunse: – in questo film c’è addirittura una trama!
Poi, dato che ancora non era riuscito a suscitare l’entusiasmo di Arturo, di cui erano evidenti delusione e perplessità, il direttore aveva tirato fuori il suo asso nella manica.
– Questo film – gli disse – è finanziato, con fondi neri, dal ministero per la salute degli indiani all’estero. Come noterà gli interpreti sono tutti ipodotati.
– E questo cosa c’entra? – chiese Arturo in un guizzo d’interesse.

Nel mese di novembre 2013 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le avventure del doppiatore Arturo Mela alle prese con il doppiaggio di cartoni animati. Arturo è il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione del Cantiere e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini del reading del 27 novembre.

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Da Coccodrillo Re di Davide Predosin

– Allora, Apple…
– Non chiamarmi Apple, ti prego.
– Ok Arty, questo è il soggetto: una mummia egizia mezzo spappolata, catorcio di bende secche e puzzolenti, un bel giorno, stufa di giacere stecchita, tenta di scatto di mettersi a  sedere, sbatte violentemente la testa contro il sarcofago e ripiomba  in un ancor più misteriosa e postuma seconda morte. Dopo un altro millennio si risveglia e, memore del trauma occorso, riesce con pazienza certosina a forzare il sarcofago, si mette a sedere, si toglie le bende dagli occhi e rimane di sasso. Vede attorno a sé, infatti, tutti gli oggetti che secondo tradizione erano stati disposti attorno al sarcofago per accompagnarla nell’aldilà, ma si rende conto che le imbarcazioni, l’esercito, gli schiavi sono ancora minuscoli, inerti; nient’altro che vile e inutile oggettistica di terracotta. Solo le monete, chissà, potrebbero tornarle utili, pensa. Ne prende una manciata, le ripone tra le bende nel ventre vuoto e, gattoni, attraverso innumerevoli cunicoli, se ne esce dalla piramide. Sola, senza un regno o sudditi, scoprirà a breve di essere a Londra nell’anno 2234.
– Io dovrei doppiare una mummia che si risveglia e fugge dal British Museum nel 2234?
– Esatto, sarà esilarante vedrai…
– In che modo, sarà esilarante?

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Da Il metodo Maurìce di Carlo Sperduti

– Salve a tutti e a tutte, mi chiamo Maurìce.
– Mau…?!
– … rìce… Come forse già sapete, vengo per conto di Anna e Barbara per farvi da insegnante, per così dire, è vero, nel corso di aggiornamento sul doppiaggio de Lo struzzo che corre un casino e il suo antagonista Willy il coglione. Le prime novità dell’ultima serie consistono nella semplificazione del titolo e nella modifica di un tempo verbale. Questo perché il pubblico, è vero, richiede sempre più immediatezza e ritmo, è ormai avvezzo alle logiche dell’intrattenimento audiovisivo e comincia ad avere in odio, è vero, i contenuti troppo didascalici; inoltre non ha più bisogno di storie dal passato, ma vuole che si parli del qui e ora, di qualcosa che può riguardare tutti da vicino. Per queste ragioni Le rocambolesche quotidiane occorrenze desertiche dello struzzo che correva come se non ci fosse un domani e del suo malconcio ed emaciato aspirante catturatore Willy il poco di buono risulta un titolo non più spendibile, per quanto, è vero, geniale.
Arturo tossicchiò.
– Come? – chiese Maurìce.
Arturo tossicchiò.
– Capisco, – concesse Maurìce, – ma non è così che va fatto. Willy il coglione, è vero, va interpretato con meno grazia e più timidezza, più impaccio… provi a pensare di essere sorpreso dalla migliore amica della sua nuova ragazza, per cui prova un’irrefrenabile attrazione fisica, mentre visiona un video hard casualmente scovato in rete di cui sia proprio lei, la migliore amica, è vero, protagonista. Su, provi.
Arturo tossicchiò.

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Da Linea Interrotta di Marco Parlato

La voglia di gelato era così forte che non gli sembrava vero trovarsi di fronte a una coppa gigante fondente e pistacchio con tanto di cialda triangolare, croccante Excalibur da estrarre con cautela.
Addirittura faticava a rimettere insieme l’ultimo quarto d’ora, durante il quale aveva raggiunto la gelateria più vicina, acquistato svelto il gelato per poi rientrare in casa e servirselo in cucina. No, non era andata così. Era un’illusione per non ammettere ciò che aveva appena visto: una matita gigante si era materializzata in cucina e aveva disegnato il dessert.
Riavutosi dai suoi pensieri pronunciò un Aaah di sorpresa, più acuto del solito. Divorò tutto, conservando per ultimo uno spicchio di cialda, da ingollare insieme al gelato sciolto sul fondo.
Soddisfatto, scese rapido in strada per una passeggiata serale. Oltre il portone rimpianse di non avere preso i sigari. Ecco, però, che la matita comparve ancora, tratteggiandogli un Havana sul palmo aperto.

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Da Questione di magia di Patrizia Berlicchi

– Che succede?! – lo interrogò Serena piantandogli addosso uno sguardo impaurito.
– Tranquilla, cara: è solo un calo di tensione. – ribatté Arturo, senza avere la men che minima idea di cosa stesse dicendo.
– Adesso riparte, vedrai.
Ma l’ascensore non si mosse, proprio come gli occhi di Serena su di lui, che ora erano diventati inspiegabilmente accusatori.
– Non c’è proprio nulla di cui preoccuparsi; la luce non è mica… – non fece in tempo a formulare la frase che si trovarono al buio.
– Ho paura! – iniziò a piagnucolare Serena – Voglio uscire di qui, fammi uscire per favore!
Arturo annaspò: era terrorizzato dal buio fin da quando era bambino e dormiva sempre con una piccola luce accesa nella stanza, ma dovette fare buon viso a cattivo gioco; spinse il pulsante dell’allarme e si schiarì la voce:
– Serena, fidati di me: ti prometto che presto usciremo da questo ascensore.
– E come?! Voglio proprio sapere COME FARAI!

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Da Ciao ciao di Leonardo Battisti

– Mela mi guardi, – disse tornando a rivolgersi ad Arturo – mi ascolti – e lo afferrò per il colletto della camicia – lei sta prendendo troppo sul serio le vicende di Tinky Winky e gli altri Teletubbies.
– No, non capisce. Io ho gli incubi. L’altra notte mi sono svegliato con la voglia di fare una palla di neve, ho preso i calzini dal cassetto e ho iniziato ad arrotolarli uno dopo l’altro, uno attaccato all’altro, finché non è venuto fuori questo moloch di spugna e cotone. Me lo sono abbracciato e sono rimasto fino al mattino a gridare felice “morbida la neve, tenera la neve, bianca la neve!”, finché non è arrivata la mia governante portoricana, che è stata costretta, per farmi tornare in me, ad avvolgere il fermaporta di marmo in uno strofinaccio della cucina e a darmelo sulla schiena.

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Da Di come Arturo scoprì tante cose e trovò la sua missione di Massimo Eternauta

– Lo sa a chi appartiene la Ultraphono? Ai servizi segreti! – urlò improvvisamente e sempre nell’orecchio di Arturo, assordandolo. – Bolliwood è una bomba innescata pronta a esplodere.
– Ma chi vuole che guardi i film indiani, sono terribili – disse Arturo beffardo.
– Appunto, una bomba – disse il regista cominciando ad agitarsi. – Si immagina?
Arturo non immaginava.
– Pensi che sono finanziati in maniera occulta dalla CIA.
– Chi?
– Ma come chi? Gli indiani! La CIA finanzia Bolliwood per non farla fallire.
– E perché? – chiese Arturo in automatico ma senza convinzione.
– Ma lo sa, lei, quanti sono gli indiani? Due miliardi sono, ecco quanti sono, e di questi almeno cento milioni lavorano nel cinema tra attori, comparse, registi, sceneggiatori, truccatori, fonici, cameramen, barellieri, DOPPIATORI!
Ad Arturo non tornava la storia dei barellieri ma decise di non indagare.
– Immagini – riprese il regista sventolando la mano destra ad aprire una porta immaginaria sul mondo – immagini lo tsunami che provocherebbe il fallimento del cinema indiano.
– Cento milioni di disoccupati – tentò Arturo.
– Macché! – esclamò il regista. – Qui la volevo! Magari fosse così semplice! Importa un cazzo a me dei disoccupati a bersi l’acqua del Gange, ma oggi c’è la Globalizzazione!