Nel mese di gennaio 2014 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le avventure del doppiatore Arturo Mela alle prese con il doppiaggio di televendite e predicatori. Arturo è il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione del Cantiere e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini del reading del 29 gennaio.

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Da Leellee Baato e la dottrina dell’Acume di Davide Predosin

– Ebbene sì: Maurizio Lupi, padre.
– Mio caro ragazzo, non puoi credere…
– Padre, non mi costringa a parlarle attraverso questa “cosa”… – lo interrompe Arturo tentando di forzare la grata del confessionale con un cacciavite.
– Facevi la stessa cosa da bambino. Ti prego Arturo, posa quel cacciavite.
– Potremmo raggiungere la Dalmazia ascoltando in macchina la registrazione dell’ultimo intervento ecumenico di J. J. Lucius. Che ne dice? Non faccia il “mobile antico”, su…
– Arturo, noterai che dietro di te i fedeli scalpitano. La tua non è che alienata protervia. Ti passerà non appena ti sarai frizionato le tempie con acqua e aceto.

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Arturo e il teflon di Massimo Eternauta

Arturo si esibiva in cucina di fronte a una Consuelo rassegnata: a ben altre cose le era capitato di assistere per via della personalità pirotecnica del suo datore di lavoro.
– La vedi questa padella, Consuelo? Guardala bene, fondo inox, due centimetri, manici termo aderenti in corno inglese classe ignifuga 1, rivestimento teflon undici strati, antigraffio a prova punta di coltello.
A supporto di quest’ultima affermazione Arturo, come il tizio della televendita che aveva doppiato quella mattina, prese un coltello da cucina e sfregiò la padella con foga belluina.
Il teflon venne via a grani grossi.
– Arturo – disse Consuelo.
– Sì – rispose Arturo con lo sguardo pallato.
– Ti hanno fregato.

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Da Il lavoro del futuro di Marco Lipford

I cugini Telma e Telonio a casa di Arturo non entravano da mesi, forse anni.
– Carino il tuo appartamento – disse Telma più per cortesia che altro.
– Ma tutte queste telecamere fisse? – domandò Telonio dopo aver dato uno sguardo intorno.
– Accomodatevi, accomodatevi pure nella mia cucina Franchettoni – disse il padrone di casa ignorandoli entrambi. – Bella, eh? Ripiani di marmo e cassetti di noce. E pensate, il tutto a 3300 euro!
– Interessante, – tagliò corto Telma, – ma siamo qui per parlarti di Nonna Lilla.
– Sta molto male, – precisò Telonio preoccupato.
– … IVA inclusa e tassi agevolati! – proseguì Arturo mentre appoggiato alla cucina ne accarezzava i ripiani con fare voluttuoso.
Telonio e Telma si scambiarono un fugace punto interrogativo. – È un po’ ormai che non ci sta con la testa, e noi pensiamo che…
– È il momento per un caffè! – li interruppe Arturo.

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Da Al mare di Patrizia Berlicchi

– Non dire una parola! Sono già abbastanza incazzata per conto mio: quel noventaocho de mierda è morto dopo tre fermate e me la sono fatta tutta a piedi, perciò questa mattina la colazione…
– È pronta, Consuelita: togliti il cappotto e mettiti a sedere: ecco qui, ristretto e senza zucchero come piace a te.
Arturo le cinse delicatamente le spalle e la condusse davanti al caffè fumante.
– Que pasa, Arturo? Me hai chiamato Consuelita solo un’altra volta: recuerdi? È stato quando hai buttato nel cesso l’anello de brillante della mia povera mamma. Per sbaglio, dicesti. Che hai combinato oggi?
– Ho preparato la colazione, mia cara! Bevi che si raffredda. Dopodiché hai dieci minuti per darti una rinfrescata e finalmente si va!
– Ma non dovresti essere già al lavoro?
– Non questa mattina…

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Da Il sudore di Dio di Alice

Sono almeno otto minuti che gli avambracci di Arturo incrociano quelli di Martino, l’amministrativo tuttofare nato, cresciuto e invecchiato in Fonourbis, quando ancora si chiamava Ecocenter. Fosse solo per gli avambracci, avrebbe accettato più sommessamente la costrizione, ma il coccige vs. coccige e la torsione plastica della spina dorsale sono troppo per un freelance del doppiaggio come lui. Mica un impiegato da contratto multiservizi, II livello, fascia D, sgravato di tasse grazie a leggi speciali degli anni ’80, come Martino. Che poi, una spina dorsale che s’inarca a conca non è prevista in natura, altrimenti c’avremmo avuto due perni roteanti al posto delle anche, pensa Arturo. La frustrazione della posizione e l’inutilità di quel tempo obbligato alla lezione Let’s coach together! di Mr Freewords U.S., voluta dalla dirigenza, ha una grande efficacia nel rendergli più detestabile il compagno di sventura. Sarà la prossimità dei corpi a fargli notare quanto volutamente fastidioso sia l’odore del collega, un mix tra acqua di colonia stantia, deodorante da discount e toner bruciato.
Ok guys, adesso lasciatevi andare, sentite il vostro peso soretto dalla schiena del vostro collega, close your eyes, air inside, inspirite! – esorta Mr Freewords dal fondo della sala riunioni, svuotata per l’occasione e trasformata in una grigia sala d’aerobica per impiegati fuori forma.
– Dai Arturo, stai sciolto! Appoggiati su di me che ti tengo! – lo incita Martino già piegato a 60°, fronte verso il pavimento.

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Da Masterpriest di Leonardo Battisti

– Non piangere, donna, non temere. Se ti penti, Dio sarà misericordioso.
– Me pento. Sì, Dio mio, me pento – disse Consuelo sinceramente contrita.
Arturo si fece scuro in volto. – Non nominare il nome di Dio invano, donna – fece, allungandole un ceffone dietro la nuca, – non vorrai mica far infuriare nostro signore per simili leggerezze? Ahahah, lui è grande, e grande è la sua misericordia come la sua ira. Può salvare la tua anima putrida se domandi perdono, o può giocarsela a dadi con Satana se lo offendi con l’insulsaggine dei tuoi peccati.
– Me pento. Sì, escusa Segnore, me pento.
– Brava – disse Arturo rabbuonendosi. – Vedi, Dio vi conosce, voi donne, ahahah. Siete la tentazione e l’inganno. I vostri corpi demoniaci trasudano peccato e pare che invochino a ogni movenza il castigo divino…
– Ma veramente me hai spogliato tu…
– Shhh! Zitta, – la interruppe Arturo – non rievocare il peccato, non rinsozzare la tua anima che a fatica s’incammina verso la purificazione.

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Da Paul Washer di Carlo Sperduti

– Alcuni di voi dicono: vedo dolore, sofferenza e futilità. C’è una spiegazione a tutto questo: Genesi, capitolo tre. Dio fece l’uomo buono e lo mise in un mondo perfetto, ma l’uomo disubbidì a Dio e quando cadde trascinò con sé l’intero mondo. Se guardi in Genesi, capitolo tre, vedi il giudizio di Dio sopra l’uomo caduto. Dice che l’uomo lavorerà senza un proposito…
Arturo sente la pelle del viso tirare a ogni sillaba, asciutta. Ammutolisce sfiancato. Avanza di due passi verso se stesso, rallentato dal sonno. Si guarda le borse sotto gli occhi: il destro gli lacrima di bruciore, venato di rosso e confuso quanto il sinistro. È quasi l’alba. Uno specchio e uno schermo, affiancati, non hanno nulla da dirsi, così mantengono le distanze. Arturo deve essere Paul Washer entro la mattinata di dopodomani. Deve esserlo senza un proposito, senza un giudizio. Lo specchio e lo schermo dovranno trovare un accordo. Lui dovrà lavorare.
Si dice: vedo dolore, sofferenza e futilità. C’è una spiegazione a tutto questo: Paul Washer, trentatré video per la televisione italiana. L’uomo inventò la comunicazione per rendere la vita migliore, ma vanificò la sua invenzione trascinando l’intero mondo nell’abisso. Se guardi in Paul Washer, vedi il giudizio dell’uomo sopra se stesso. Dice che l’intelligenza lavorerà senza un pubblico…

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