Nel mese di ottobre 2013 il Cantiere di Letteratura Notturna ha scritto le prime avventure del doppiatore Arturo Mela, il personaggio collettivo protagonista della nuova stagione e del progetto “Un libro in cantiere”, in collaborazione con Gorilla Sapiens Edizioni.

Ecco alcuni estratti dai racconti e alcune immagini del reading del 30 ottobre.

DSCN5002Da Arturo di Massimo Eternauta

Certo – si diceva Arturo – la sorte è stata veramente avara con me, eppure avrei i numeri per interpretare i personaggi più disparati.
Quando vedo certe sciacquette prendersi parti da protagoniste in capolavori della letteratura o quei zucchinoni tutti muscoli e niente cervello che vanno da un set a un altro,  mi viene una rabbia…
Cos’ha più di me quel tizio a cui è capitato di fare il protagonista in taxi driver? E quanta boria poi!
Per quelle quattro cazzate che ha detto: “Che dici a me?”, “Stai parlando con me?”
“Con quello la sorte è stata benigna” pensava Arturo roso dall’invidia. Un disoccupato mezzo matto che fa il tassista va via come il pane nel cinema d’autore.
Con me il destino è stato diverso. Non ricordo neanche più dell’ultima volta che ho calcato le scene.

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Da Silenzio! Parla Arturo di Alice

LE PARANOIE DELLA SECONDA DOMENICA DEL MESE, per ordine di arrivo sono: il puzzo di piscio, le carte consunte della briscola, l’ago della flebo sempre in bilico, l’infermiera strabica, i pavimenti in linoleum, la consistenza della mela cotta, il Figlio, il Padre.
Le azioni sono diventate un automatismo fine a se stesso: Arturo parcheggia la macchina il più vicino possibile all’ingresso, Arturo si avvicina alla reception e autografa il libro delle visite, Arturo aspetta Vittorio stravaccato sulla poltrona imbottita. Vittorio a quell’ora è alla seduta di fisioterapia e quando torna, la seconda domenica del mese, trova Arturo. Sempre. C’è un senso di sicurezza in quel ripetersi che ad Arturo, in fondo, non dispiace.
– Allora, ti hanno stiracchiato per bene di là in palestra? Ti vedo in forma Vitto’.
– Eh… – accenna lui.
Arturo recita il copione. Ogni seconda domenica del mese gli argomenti sono: 1. Fisioterapia, 2. Briscola, 3. Pranzo, 4. Le domandine, 5. il Commiato.

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Da BigBlue di Patrizio D’Amico

Sono giorni che Arturo, vagando per la città, vede bambini che mangiano con foga, riempiendosi la bocca e sporcandosi la faccia con quel liquido bluastro, il ripieno della BigBlue. Un concentrato di sorbitolo, mannitolo, sciroppo di maltitolo, aspartame, acesulfame k, residui di gusci di noci, conservanti, coagulanti, antiossidanti e coloranti di tutti i tipi che si insinuano nei corpicini di marmocchi e marmocchie ignari di quanto tutto quel godimento li farà stare male. Lo slogan della BigBlue, che ha ripetuto in studio fino allo sfinimento con tutte le tonalità richieste dal cliente, è: “BigBlue, tutti i gusti e uno in più!”. Un coccodrillo di peluche animato in computer grafica sfreccia su uno skateboard, raggiungendo la sua amata coccodrilla fucsia, che lo attende sui rollerblade, e mugugna soddisfatta appena lui si avvicina. Uno spot che va in onda nelle fasce orarie dei cartoni animati, a ripetizione, bombardando piccoli cervelli mallelabili, potenziali acquirenti. Arturo immagina orde di bimbi, come zombie abbindolati alla ricerca di carne umana, entrare nei bar e nei supermercati urlando: “BigBlue BigBlue!” Quella stessa mattina aveva persino sentito un barista che rispondeva al bambino urlante: “Eccolo, tutti i gusti e uno in più”.

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Da Prima del ciak di Daniela Peruzzo

– Ciao Arturo, abbiamo scritto una cosetta tutti insieme, vuoi ascoltarla?
Arturo fece un cenno di assenso, deglutendo un poco, senza farsi vedere.
Arturo Mela non era particolarmente bello, è vero, non era neanche particolarmente intelligente, occorre ammetterlo. Anzi forse era addirittura un po’ scemo. Ma era un gran pallonaro e per questo noi tutti lo amavamo.
– Che ne dici, Artu’? Ti piace?
– Bello, Gianni, sono commosso, magari di quel po’ scemo se ne potrebbe pure fare a meno, pensiamoci – fece Arturo mentre l’altro già s’era allontanato con espressione ispirata…
C’era pure Consuelo, in un angolo, un po’ commossa, riservata, silenziosa come Arturo non l’aveva vista mai.
– Adios, Arturo.
– Adios in spagnolo vuol dire arrivederci, vero Consuelo? Rispondi per favore, amica mia, non mi lasciare così, senza una parola. – Ma quella taceva, taceva e guardava in basso.
E poi c’era Elena, il suo ultimo, grande amore.

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Da Lisetta lo scoiattolo di Marco Lipford

Ma chérie! Mi sono permesso di portarti questa – disse Arturo una volta seduti al tavolo, e porse alla donna una rosa lillà. – Crescono nella siepe di una villa a due isolati da qui. L’ho rubata per te.
In effetti l’aveva rubata, sì, ma da un vaso vicino a una targa funeraria all’angolo della piazza. Lisetta non fece una piega. Prese la rosa e finse di annusarla. Lo fissò.
– E così sei qui per lo spot di Béstial? – domandò, e prese un sorso del suo vino bianco.
Ouuui! Per il profumo francese, le parfum pour homme! Sai, ho una certa esperienza ormai nel campo pubblicitario, ma non solo. E credo proprio di fare al caso della produzione.
Lisetta sgranò gli occhi e fece un ghigno. – Ah sì? Per chi hai lavorato? Racconta.
Arturo Mela, calato ormai nella parte si esibì in una serie di slogan storici, da “Centro Convenienza il preferito di Enza” a “Plantari contropiede, e l’odore non si vede”, passando per quello delle cucine Carloni a quello celebre delle Salse Agresti. E lì, sul bel viso di Lisetta si disegnò una nota stonata. – Bugiardo! – urlò. Arturo fu strappato al suo delirio.
– Le Salse Agresti lo ha fatto Mario Tedeschini Rolli, e lo so per certo perché è un mio grande amico.

DSCN4983Da Clic di Leonardo Battisti

Clic.
Il tavolo si rovescia di colpo e si liquefa sul pavimento trasformandosi in un mare cristallino. Sotto i suoi piedi una sabbia bianca bollente e, alzando gli occhi dagli alluci abbronzati, una strafiga mora e una bionda che gli sorridono con un sorriso che non è un sorriso, ma l’idea che Renzo Piano ha del sorriso. Approssimandosi, le due incantatrici di ormoni gli porgono rispettivamente una Pipperina e una Pipperina light. – Oddio, sì! – pensa Arturo, che però per l’eccitazione inconsapevolmente muove la mano sul mouse e…
Clic.
Il mare diventa una strada provinciale tortuosa ma larga, una di quelle che si vedono in Corsica o in costa azzurra, che salgono fino a paesi arroccati su colline erte e brulle famosi per qualche grand hotel o casinò dove ogni sera c’è una festa in piscina. Arturo sfreccia disegnando i tornanti nella sua Mini Maxima nera fiammante, largo in entrata, stretto a centro curva, dopo aver scalato la marcia e ripreso col destro il pedale dell’acceleratore. Accanto a sé c’è la mora di prima, con un tubino rosa e uno strettissimo calzoncino jeans talmente corto da lasciarle scoperti gli ultimi lembi, sodi e compressi, delle chiappe. Uno sguardo allo specchietto retrovisore e to’, la bionda è sul sedile di dietro che si riassetta il trucco senza minimamente accusare gli sbalzi delle curve. – Gesù, Giuseppe e Maria! – esclama dentro di sé Arturo che nel tentativo di azionare l’autoradio ripreme inavvertitamente il…
Clic.
È l’alba di colpo. Arturo si alza dal letto enorme. Accanto, ancora intorpidite dal sonno, dormono beate la mora e la bionda di prima.

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