di Gorilla 1

Gentile Autore,
la presente a informarla dei raggiunti limiti di pazienza della sottoscritta. Più volte, nel corso del nostro intenso scambio informatico-epistolare, ho avuto modo di metterla in guardia circa certi suoi atteggiamenti nient’affatto consoni alla figura di intellettuale che lei ambisce a incarnare, e in definitiva sgradevoli ove non addirittura allarmanti. La invito pertanto, nuovamente e fermamente, a riesaminare il percorso che ci ha portati a questo punto, o si dovrebbe piuttosto parlare di escalation, ma come lei ben sa non mi si addicono né la tendenza alla drammatizzazione né l’uso ingiustificato di lemmi importati da altre lingue.
Ma procediamo per ordine, cosa che ritengo lei saprà apprezzare, alla luce dei suoi comprovati disturbi ossessivo-compulsivi.

Flashback: sei mesi prima. Ovvero stalker bianco in D4

Cara Editrice,
mi permetto di darti del tu perché ho visto il sito, ed è come se ti conoscessi da sempre. Dall’impostazione grafica alle scelte editoriali, tutto mi fa pensare che questa sia la casa editrice giusta per me.
Non so descriverti l’emozione che ho provato leggendo la tua dichiarazione d’intenti, così brillante e rivoluzionaria rispetto al triste panorama editoriale che ci circonda. Mi sono commosso un po’, ho sorriso tra me e me, e ancora mi sono commosso. Giunto alla fine di questo tunnel d’emozioni, mi sono deciso a scriverti.
Non voglio apparire presuntuoso o indisponente, ma sono sicuro che siamo fatti l’uno per l’altra. Che altro dire?
Ti allego il mio manoscritto, intrecciando al robusto filo di ammirazione che ormai mi lega a te un più sottile (ma tenace) filo di speranza, fiducioso che anche tu, leggendomi, riconosca in me uno spirito affine.
Aspetto tue notizie, e intanto ti ringrazio.
L’Autore

Caro Autore,
ti ringrazio delle belle parole. Leggeremo con piacere il tuo manoscritto. I tempi di risposta sono di 5-6 mesi. A presto.
L’Editrice

Salto temporale: tre mesi dopo. Ovvero di come lo stalker non sempre rivela la sua natura di primo acchito.

Cara Editrice, ti prego di non odiarmi, ma non posso trattenermi dal chiederti se hai cominciato a leggere il mio manoscritto. Sono già tre mesi (ma forse tu dirai “sono appena tre mesi”) che te l’ho inviato, riponendo tutte le mie speranze nelle tue mani, o nei tuoi occhi, per così dire. Non voglio stressarti, so che hai molti impegni, ma in fondo non chiedo tanto, mi basterebbe sapere se almeno hai avuto modo di dare un’occhiata alla sinossi. Ti ringrazio, e mi scuso per l’eventuale invadenza.
L’Autore

Caro Autore,
purtroppo come ben sai i tempi di valutazione sono lunghi, e non certo per mia volontà. Fosse per me archivierei fior fior di opere inedite al primo apostrofo fuori posto, ma esiste quella cosa chiamata “beneficio del dubbio”. CANCELLA. RICOMINCIA:
Caro Autore,
purtroppo come ben sai i tempi di valutazione sono lunghi, e non certo per mia volontà. Cercherò tuttavia di darti una risposta il prima possibile, anche perché apprezzo molto l’impegno, pur non richiesto, che stai mettendo nel farci pubblicità tramite il tuo blog, il tuo forum, la tua pagina facebook e chissà quali altri mezzucci a me ignoti. A risentirci presto, dunque!
L’Editrice

Re: Grazie mille! Che gioia sapere che hai notato i miei miserabili tentativi di esserti d’aiuto! A PRESTISSIMO!
L’Autore

Saltello temporale: due settimane dopo. Ovvero di come lo stalker realizzò l’invio di 319 mail nell’arco di 38 giorni. Un estratto:

Autore: Conosci questa libreria? Link — Editrice: Grazie, li contatterò.
A: Hai letto questo articolo? Link — E: Grazie, lo leggerò.
A: Conosci questo blog? Link — E: Sembra interessante, grazie.
A: Parteciperete a questa fiera? Link — E: Vedremo.
A: Pensi che dovrei partecipare a questo concorso letterario? Link — E: Perché no?
A: Visto che temporale oggi? Link — E: Qua c’è il sole.
A: Ti piace il mio nuovo sito? Link — E: Molto carino.
A: Ho scritto un racconto storico ambientato in Azerbaigian, te lo allego. — E: Grazie, lo leggerò al più presto.

Fine del flashback.

“E poi più niente, più nulla. Che razza di scrittore stalker è questo, che si arrende alla trecentodiciannovesima mail?” mi sono detta, tentando invano di trovare una risposta, o quantomeno di farmene una ragione.
Poi però successe quel fattaccio e allora…

Di nuovo flashback: tre settimane fa. Ovvero di come un’innocente sollecitudine fu causa di maggior danno.

Caro Autore, è un po’ che non ti fai sentire. Come va?
Spero tu non te la sia presa per quello sciocco raccontino che mi sono trovata a scrivere sugli autori stalker. Non che io ti ritenga un autore stalker! O ritenga che tu ti ritenga – o debba ritenerti – un autore stalker! Solo che a volte si verificano di questi equivoci, e io sento l’urgenza di chiarire ogni possibile fraintendimento. Che poi io nemmeno lo volevo scrivere, ma ho dovuto farlo per compiacere un sedicente autore emergente che ha una specie di laboratorio di scrittura, solo che lui lo chiama cantiere. Tutti hanno i laboratori e lui no, lui il cantiere! Almeno “laboratorio” ti dà l’impressione di qualcosa di professionale, pulito, asettico, invece il cantiere già puzza di sozzeria. Ma vabbè, purtroppo in questo mondo precario e stralunato dell’editoria i peggiori soggetti hanno voce in capitolo. E insomma, per accontentare lui che, ti giuro, mi ha implorato di partecipare al suo progetto, alla fine mi sono ritrovata a scrivere l’orrido raccontino, ignara dello scandalo che avrebbe suscitato e delle successive ritorsioni che avrei subito per il solo fatto di aver appena appena ironizzato su un habit abbastanza comune, ovvero quello di stalkerare gli editori. Temo di aver involontariamente toccato un nervo scoperto della nostra società contemporanea. Tuttavia non era mia intenzione urtare la sensibilità di alcuno, e soprattutto non la tua. Ma sono certa che questo accidente non si sia verificato in realtà, e che le mie siano solo vane preoccupazioni, confidando nella tua intelligenza, nel tuo spiccato sense of humor e nella tua indole cortese.
Spero di avere presto tue notizie.
L’Editrice

Cara Editrice,
sono stato molto felice di ricevere la tua mail. Non ti nascondo che il raccontino sugli autori stalker mi ha, in un primo momento, lasciato perplesso. Temevo di averti importunato con le mie mail, nonostante continuassi a ripetermi che mai avevo ricevuto segnali in tal senso. Che sciocco sono stato ahahah! Tipico degli autori egocentrici sentirsi chiamati in causa anche quando non si sta parlando di loro! Ahahah! La prossima volta dovresti scrivere un raccontino sugli autori egocentrici, ma magari in un luogo più rispettabile del “cantiere” di quel sedicente autore emergente (e quindi egocentrico).
Adesso ti devo salutare, sono a cena da mia madre e diventa isterica se faccio tardi. Ma ti riscriverò presto, ho delle grosse novità letterarie.
L’Autore

Re: Bene! Che bella notizia. A presto allora, e salutami tanto la tua mamma.
L’Editrice

Fine del flashback e, mi illudevo, anche fine del riprovevole malinteso.

Sembrava che tutto fosse tornato alla normalità. Ma la ruota del fato gira inesorabile…

Ultimo flashback: due settimane fa. Ovvero di come l’editrice totalizzò l’invio di 416 mail in due settimane. Un breve estratto:

Editrice: Ho visto che ti stai facendo molte amicizie su facebook tra gli editori. Sono quasi gelosa eheheh!
Autore: Ma figurati! È giusto per studiare il nemico.
E: È curioso, ma ho l’impressione che commenti più spesso i post di quell’altro editore anziché i nostri! Eheheh!
A: Ahahah!
E: Ho letto il tuo racconto su quella rivista letteraria online. Come mai non me l’avevi ancora mandato?
A: Eh, mi sarà sfuggito. Rimedio subito. Ahahah!
E: Davvero hai messo like sulla foto di quella copertina?!?!?
A: Non è male, anche se non è il mio genere, certo.
E: Tua madre dice che è preoccupata per te. Che parli solo di distribuzione, promozione, reading, marketing, self-publishing o etero-publishing, etc. Insomma, non ti capisce più. Forse le tue assidue frequentazioni di blog e siti letterari ti stanno confondendo le idee? Troppi input, probabilmente, e magari anche qualche offerta allettante. Io ti consiglierei di stare in guardia, non sono tutte pubblicazioni quelle che luccicano ahahah. Poi decidi tu, per noi non cambia nulla, per carità. Penso solo al dispiacere che daresti alla tua povera mamma se finissi nel catalogo sbagliato.

Può bastare. Fine dell’abstract.

Le apparirà a questo punto chiaro, lapalissiano, quanto erronee e avventate fossero le sue supposizioni iniziali: noi non siamo fatti l’uno per l’altra. È inutile continuare a procrastinare l’ineluttabile. Qualcuno deve mettere la parola fine anche a questa storia, e temo che l’onere spetti a me. Così come temo che non esista un modo indolore di farlo. Mi affiderò, dunque, alla formula di rito, augurandomi che l’ipocrita formalità procuri a entrambi un minimo sollievo.
Ecco: mi spiace informarla che il suo manoscritto non rientra nella nostra linea editoriale.
Questo giudizio ovviamente prescinde dal valore intrinseco della sua opera, che non ho motivo di reputare inadatta alla pubblicazione, tanto più che non l’ho ancora letta.
Le chiedo come ultima cortesia di riferire a sua madre che stasera non farò in tempo per la cena, ma passerò più tardi per la torta di mele.
L’Editrice.

N.d.E.: Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è forzato in maniera irrealistica, in modo da creare un effetto comico che nella realtà si produce autonomamente, e ben più efficacemente, senza bisogno di forzature.

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